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Lunga vita a Caffeina, ma in una città protagonista

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Umberto Cinalli

Umberto Cinalli

Riceviamo e pubblichiamo – Negli ultimi anni e negli ultimi mesi, ho avuto modo spesso di discutere di e su Caffeina, la manifestazione che si celebra in questi giorni nel centro storico di Viterbo. Tra detrattori ed entusiasti sostenitori, questo evento monopolizza le attenzioni di molti ed è indiscutibile la capacità di “riempire i vuoti” che si è saputa conquistare: quelli fisici – negli spazi affascinanti della antica città medioevale – e quelli dell’intrattenimento – in una città avara di emozioni, di fantasia, di inventiva.

Parlo di intrattenimento e non specificatamente di cultura. Vorrei infatti soffermarmi su un aspetto di questa vicenda che dovrebbe interessare i cittadini più attenti ed esigenti, quindi gli amministratori e le forze sociali.

Cogliere l’occasione e l’attenzione intorno al tema “cultura” che Caffeina suscita per comprenderne le ragioni ed i presupposti: discutere non della proposta (il contenuto di iniziative che “riempie”) ma del contenitore: ovvero il vuoto di Viterbo.

Caffeina è una impresa (in tutti i sensi) che organizza, produce, mastica e digerisce eventi culturali in modo sincopato e famelico.

Grazie alla capacità e alla loro intelligenza – e perché no, anche alle possibilità concesse dagli sponsor politici prima ancora che economici – i creatori di Caffeina hanno costruito una macchina capace di attrarre attenzione e risorse, coinvolgere persone (i volontari), imprese, amministratori e cittadini.

A Viterbo oggi – con un senso di fervida curiosità – si attende l’estate per “esserci”, da una parte o dall’altra del palcoscenico, per i classici 15 minuti di notorietà. Alcuni intellettuali denunciano il tentativo di costruire una nuova immagine politico-culturale che una destra post berlusconiana tenta di cucirsi addosso strumentalizzando i temi ed i protagonisti di una sinistra ormai priva di identità ed alla ricerca di nuovi mecenati. In una città provinciale, in una Italia provinciale, che mangia da anni gli avanzi di una cultura che non inventa più nulla. Può darsi, anzi, condivido gran parte di questa analisi.

Se così fosse, Caffeina comunque non sarebbe meno interessante e non intravedo i termini per una scomunica definitiva. Socialmente e – spero per loro – economicamente, l’evento è un successo ed è una fortuna che Viterbo possa goderne. Poco si può rimproverare agli impresari se non di aver coperto in modo poco rispettoso il quartiere di stand e installazioni con poca attenzione alla valorizzazione del contesto e più alla vendita di gadget e di prodotti degli sponsor.

Ad una cara amica che costruiva felice il proprio itinerario tra gli eventi e che mi chiedeva quale fosse il mio pensiero a riguardo ho detto questo; e le ho rivolto alcune domande.

Cosa rimane a Viterbo il giorno dopo Caffeina? Spazi vuoti ed una attesa che dura 11 mesi.

Quale è l’approccio che gli amministratori hanno nei confronti di Caffeina? Passivo e con una mal celata insofferenza. Tale che agli impresari Rossi e Baffo è concessa in pectore la delega alla cultura e si comportano come amministratori temporanei: dispongono delle risorse e delle attenzioni di una intera città. Dispensano elogi e minacciano con sussiego provvedimenti contro gli operatori economici e contro i cittadini che non dimostrano riconoscenza. E lo possono fare e fanno bene – dal loro punto di vista – a farlo. Sono operatori privati che sfruttano in modo a loro funzionale il potere e l’autorevolezza conquistati. A fronte tuttavia di una assenza, del “vuoto” politico e programmatico cronico di cui è ormai ineludibile constatare l’assenza.

A questa amica, che voleva comprendere la mia insofferenza nei confronti di Caffeina, ho detto questo: come spettatori dobbiamo essere contenti e sperare che il prossimo anno ci sia una nuova edizione. Come cittadini responsabili dobbiamo renderci conto che Caffeina è un dito puntato contro una città in difficoltà del produrre cultura in proprio, ridotta a maltrattato contenitore di eventi, a quinta di palcoscenico per manifestazioni – spesso brutte e ripetitive – immaginate su misura per una classe politica presenzialista e ignorante, iniziative buone per riempire le pagine di una cronaca di provincia anche quando va all’estero. Una città che aspetta, cittadini abituati ad essere spettatori sempre meno protagonisti, più passivi e meno culturalmente attivi.

Una città colta e consapevole, con le giuste competenze, potrebbe non “subire” un evento della portata di Caffeina ma utilizzarla per lavorare sul centro storico di Viterbo 365 giorni l’anno, adoperandosi in sinergia con gli impresari in un sistema in virtù del quale a questi non venga in mente di minacciare di portare via Caffeina in una diversa sede. Con una gestione trasparente dei rapporti con la pubblica amministrazione attraverso un comitato che coinvolga operatori locali, attori sociali e cittadini del Centro. In altre parole, una occasione di crescita per tutti i protagonisti, attori e spettatori.

Il giorno dopo il Festival Barocco, il Tuscia Film Fest, dopo Caffeina, Quartieri dell’Arte, si potrà dire che è stato posto un altro mattone, che ogni cosa ha un senso in un percorso condiviso, che esiste in prospettiva una idea della città, una identità, nella quale tutti possono rispecchiarsi e che la cultura, in questa città, ha un ruolo fondamentale: non più ostaggio dei ricatti della politica ma libera di esprimersi, dentro e oltre Caffeina.

Una comunità che alleva e sostiene giovani autori, artisti, operatori, tecnici. Una realtà non ostile nei confronti di quanti, in autonomia creativa, economica e soprattutto politica, vogliono dare un contributo originale nel solco di una cultura che per non puzzare di stantio deve vivere di creatività quotidiana. Una città nella quale gli spazi sono a disposizione gratuitamente degli operatori culturali anche se non ti chiami Caffeina.

E, soprattutto, in grado di creare occasioni per unire il mondo della scuola alla cultura e viceversa, con attenzioni sapienti e misurate all’infanzia e all’adolescenza.

Per questo dico, lunga vita a Caffeina, in una città diversa e protagonista, con le sue peculiari risorse, con i suoi tesori, coi i suoi giovani e le loro sperimentazioni, tutto l’anno.

Umberto Cinalli


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