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– Sono finiti in arresto dopo aver rotto un braccio a un carabiniere. Ma loro, tre lituani tra i 25 e i 29 anni, dicono che sono stati i militari ad alzare le mani per primi.
Lo hanno raccontato anche al giudice Gaetano Mautone, quando, ieri mattina, sono stati portati in tribunale a Viterbo per essere processati per direttissima.
L’arresto per resistenza a pubblico ufficiale è scattato poco dopo la mezzanotte del 20 luglio. I tre, due uomini e una donna, stavano bevendo una birra in un bar a Sutri. Dopo poco sono arrivati i carabinieri che, trovandoli palesemente ubriachi, li hanno invitati a smettere di bere. “Io ho chiesto di poter prendere la bottiglia perché l’avevo pagata e volevo portarmela via – ha detto la ragazza in aula, in un italiano stentato -. Ma sono stata presa per il collo, picchiata e ammanettata a un cancello. Gli altri, per aiutarmi, hanno preso le botte anche loro”. Versione confermata da uno degli arrestati (l’altro si è avvalso della facoltà di non rispondere).
La loro testimonianza, comunque, strideva con il braccio ingessato di uno dei militari presenti in aula. I quali, infatti, hanno raccontato tutta un’altra storia. “Siamo stati chiamati dal titolare del bar perché i tre molestavano i clienti – ha spiegato il maresciallo capo di Sutri Dario Calabro -. Erano ubriachi. Urlavano. Sembrava stessero litigando. Quando la nostra pattuglia si è avvicinata, la ragazza si è scagliata contro i due appuntati e poi, subito dopo, gli altri due”.
Per quella frattura al braccio, uno dei carabinieri ha riportato trenta giorni di prognosi.
I tre, liberati dal giudice, hanno patteggiato dieci mesi di reclusione con la condizionale.
