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“Senza ferrovia non c’è futuro”

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Giovanni Francola

Giovanni Francola

Riceviamo e pubblichiamo – Un tracciato ferroviario disattivato, resta spesso abbandonato a sé stesso, senza essere più utilizzato; questo è quello che è accaduto alla tratta ferroviaria Civitavecchia-Capranica- Orte.

A distanza di anni dalla sua chiusura, un rappresentante della rete ferroviaria italiana durante un intervento a Civitavecchia per la “Due giorni del mediterraneo” ha dichiarato che la linea ferroviaria in questione non sarebbe redditizia e l’adeguamento alle esigenze del traffico merci sarebbero altissimi.

Una cosa è certa il nostro territorio, intendo il Viterbese, è sempre stato sottoposto a scelte altrui e prese in altri luoghi, ben lontane dalle reali esigenze e vocazioni locali. Invece di avere una visione più ampia, rivalutando e rilanciando tutto quello che è già esistente in termini di infrastrutture, incentivando così una mobilità su ferro, si preferisce investire e realizzare ulteriori reti stradali per una mobilità su gomma, scelte a mio avviso prive di ogni buon senso.

Tracciati che vedranno mutare per sempre interi luoghi, provocando contestazioni di ogni genere, tra amministratori e cittadini, ma poco importa, quello che conta sono i grandi profitti e mettere a tacere quelle scelte che poterebbero benefici per l’intera comunità.

E’ vergognoso vedere grandi opere ferroviarie progettate in passato, lasciate ricoperte da ortiche e da ogni altro tipo di vegetazione, ed è altrettanto vergognoso vedere che non c’è nessuna volontà a recuperare quello che altre nazioni considerano “ ricchezze lasciate dai nostri avi”, quindi la priorità di recuperarle e metterle a disposizione di tutti.

Se non sbaglio anche l’assessore regionale alla Mobilità e ai Trasporti, Francesco Lollobrigida, sostiene che c’è contraddizione con tali dichiarazioni, perché se da una parte c’è l’Italferr, società del gruppo che vince la gara di progettazione per la Civitavecchia-Caparnica- Orte, dall’altra c’è la RFI (Reti Ferroviarie Italiane) a sostenere l’inutilità di tale opera. Allora perché spendere tanti soldi per effettuare una progettazione senza avere nessuna prospettiva di vedere treni percorrere tale tratta ferroviaria?

Sta di fatto che dopo anni di attesa e il continuo impegno da parte dei movimenti e cittadini di qualunque estrazione sociale e politica, dimostrato a favore della riapertura di questa nostra ferrovia, i binari sono ancora sommersi da sterpaglie.

Saranno in grado le istituzioni locali a prendere un impegno ufficiale e presentare precise richieste nelle opportune sedi, al fine che tutte le stazioni ferroviarie lungo tale tracciato tornino ad aprire le loro biglietterie, facendo rivivere quelli scorci storici da troppo tempo dimenticati?

Ma come è possibile che non si riesce a comprendere che la mobilità su ferro è indispensabile e forse l’unica mobilità davvero sostenibile; pianificare e investire in momento così difficile, significa riattivare uno sviluppo economico di questo territorio, che ha tanto da dare in termini di turismo, tradizioni, luoghi e cultura, ma che senza le adeguate infrastrutture è destinato a morire.

Giovanni Francola
Consigliere provinciale IdV


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