![]() Massimo Natali |
– “Senza soldi non si canta messa”.
Il sindaco di Tuscania Massimo Natali usa un vecchio detto per spiegare la situazione economica che vive il suo paese. La crisi non ha risparmiato i piccoli comuni della Tuscia che cercano in ogni modo di fronteggiare ai tagli dello Stato e della Regione.
Semplice la ricetta del primo cittadino: stop agli sprechi e ridimensionamento dei servizi per continuare a garantirli.
Come sta vivendo Tuscania la crisi economica?
“Le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti – afferma Natali -. Le casse comunali stanno soffrendo per la diminuzione delle entrate e dei trasferimenti dalla Regione e dal governo. I comuni dovranno in qualche modo cercare di tagliare dove è possibile senza compromettere i servizi”.
Come si è ridotto il bilancio comunale dal punto di vista dei trasferimenti dello Stato?
“Pesantemente. E’ chiaro che abbiamo dovuto cercare di assottigliare e in qualche modo raschiare il barile dove si poteva”.
In termini numerici…
“Sono circa 400mila euro, che corrispondono al finanziamento statale, che di recente sono venuti meno. Abbiamo cercato così di ridurre i servizi offerti dall’amministrazione al cittadino senza eliminarli. Per esempio abbiamo ridimensionato le trasferte dello scuolabus: se prima si facevano determinate uscite durante l’anno, ora abbiamo tagliato l’extra ma non il servizio scolastico che esiste ed è garantito”.
Sono stati aboliti dei servizi?
“No . Cerchiamo di mantenerli, riducendo i costi e le spese. Proviamo a risparmiare per esempio sulla telefonia, sulla cartoleria o sulla manutenzione dei mezzi del comune. Lo straordinario del personale non è più quello di una volta e anche la gestione del verde pubblico è cambiata. Prima l’amministrazione aveva a disposizione 50mila euro all’anno per la manutenzione e la potatura delle piante e degli alberi, adesso, invece, questi soldi non ci sono più”.
E quindi?
“Anziché darlo in appalto a terzi, come si faceva prima, cerchiamo di occupare il personale interno”.
Avete messo servizi a pagamento?
“Oltre quelli che già c’erano, no”.
Quali interventi avete messo in atto per supplire al minore trasferimento dei finanziamenti statali?
“Abbiamo aumentato l’Imu soltanto dello 0,50 per mille sia per la prima che per la seconda casa. Se avessimo tassato solo quest’ultima, avremmo comunque danneggiato i titolari di una seconda casa, che se la possono permettere perché sono benestanti, ma anche tutte le attività commerciali e artigianali. Ci sembrava dunque una soluzione equa anche alla luce della bassa rendita catastale che ha Tuscania, specie nel centro storico”.
Vi state organizzando con altri comuni per l’accorpamento di alcuni servizi?
“Al momento questa soluzione, se devo essere sincero, mi sembra lontana. L’unica cosa che potrebbe andare in porto è l’accorpamento del servizio di vigilanza del comando dei vigili urbani”.
E con quali Comuni?
“Penso potrebbe essere un vantaggio per Marta, Capodimonte, Piansano, Canino, Arlena e Tessennano. Quelli che insomma fanno parte dell’hinterland di Tuscania”.
Per quanto riguarda i casi di povertà, ce ne sono di gravi nel suo Comune?
“I tempi non ci aiutano e ultimamente anche la Caritas ha dimostrato che i casi sono raddoppiati. La situazione non è allarmante, ma ammetto che si fa evidente di giorno in giorno”.
State mettendo in atto interventi per sostenere queste famiglie?
“Con i servizi sociali abbiamo sempre cercato di aiutarle. Poi però coi tagli della Regione Lazio e con i finanziamenti che non arrivano come in passato, cerchiamo di spalmare quel poco che c’è su tutti quanti e non solo su alcuni”.
Dal punto di vista imprenditoriale, come sono messe le piccole aziende?
“Soffrono, soffrono, soffrono – ripete -. Basta pensare che all’ufficio tecnico prima venivano richieste autorizzazioni e concessioni ogni giorno. Adesso invece ne vengono ritirate sempre meno. I soldi girano poco e la gente sta attenta a spendere”.
Ci sono casi di aziende che hanno chiuso?
“Tralasciando l’agricoltura, ci sono imprese edili e attività commerciali che lo fanno, perché faticano a reperire lavoro. Basta vedere alla Camera di commercio per rendersene conto”.
Qual è la situazione occupazionale dei giovani?
“E’ un cane che si morde la coda. Con le imprese che chiudono, il lavoro viene meno e la gente resta a casa”.
Il comune comunque sta facendo qualcosa?
“Stiamo cercando di richiedere i finanziamenti alla Regione, soprattutto per i grandi progetti nei quali i giovani troverebbero facilmente lavoro. I comuni però non possono fare più di tanto se non sollecitare le istituzioni. I finanziamenti riattiverebbero le imprese che a loro volta richiamerebbero l’occupazione. “Senza soldi non si canta messa”, dice un detto tuscanese che è una grande verità”.
Secondo lei cosa sta sbagliando il governo Monti?
“Sicuramente ha trovato una situazione difficile, ma per me in otto mesi di insediamento, ancora non è riuscito a trovare la medicina giusta. Se continuiamo a tassare le famiglie e le imprese italiane, è chiaro che i soldi gireranno sempre meno perché la gente ha paura a investire. A oggi non c’è ancora la soluzione”.
Qual è la sua richiesta al governo Monti?
“Che sblocchi il patto di stabilità per dare l’opportunità ai comuni di avere una disponibilità economica diversa. Così siamo tutti frenati e la cosa non migliorerà anzi, in prospettiva andrà peggiorando”.
Paola Pierdomenico
