![]() Angelo Sambuci segretario provinciale Uil |
Riceviamo e pubblichiamo – Interveniamo per denunciare come la situazione dell’assistenza psichiatrica nella provincia di Viterbo – tanto ai pazienti in fase acuta che ai cronici – sia divenuta ormai insostenibile.
Condividiamo, da questo punto di vista, tutto quanto dichiarato recentemente dal presidente dell’Associazione dei parenti dei pazienti psichiatrici – Afesopsit.
Ad ogni momento, le promesse non vengono mantenute, speculando sulla pelle di pazienti che soffrono malattie gravi e croniche.
Dopo aver promesso che la struttura di Orte sarebbe stata conservata, si invitano le famiglie a far dimettere i loro cari, promettendo un’assistenza personalizzata in strutture che non esistono, e che mai potranno fornire l’assistenza h24 di cui quei pazienti hanno necessità.
Il Spdc presso l’Ospedale di Belcolle è, praticamente, in corso di smantellamento; le condizioni di dignità dei pazienti, come denunciati dall’Associazione dei parenti dei pazienti, sono inaccettabili per ogni Paese Civile, e violano gravemente i diritti fondamentali dell’individuo, come stabiliti dalla Convenzione dei Diritti dell’Uomo e dalle convenzioni europee sulla salute; va da sé che, in questo momento, anche soltanto provare a pronunciare la parola livelli essenziali di assistenza significa insultare coloro che soffrono (l’ultima cosa che si dovrebbe fare dal punto di vista morale).
Peraltro, ciò non comporta alcun risparmio, ma soltanto aumento dei costi; dato che pazienti non autosufficienti, se lasciati a se stessi, devono poi per forza di cose essere ricoverati; e l’assistenza in regime di ricovero costa fino a dieci volte tanto!
Questo è l’effetto della dissennata politica di tagli della giunta regionale, perpetuata dall’attuale Governo, che ha parlato di eliminazione mirata degli sprechi, e ha invece, anche recentemente, praticato tagli lineari sul corpo della sanità pubblica e convenzionata, ormai esanime.
In questa situazione esplosiva, abbiamo appreso, come un fulmine che solchi un cielo sereno, che la struttura di Villa Buon Respiro non avrebbe i requisiti per svolgere quell’attività che svolge da anni.
Per quel che abbiamo potuto capire di questa assurdità – perché è semplicemente assurdo accorgersi di una cosa del genere dopo forse decenni di assistenza prestata (a questo punto: illegalmente?) si tratta di una situazione consolidata.
Della quale è impossibile comprendere le ragioni per cui ce ne si accorga soltanto (e proprio) ora…
In ogni caso, è incontrovertibilmente da irresponsabili pensare che i pazienti ospitati ed assistiti a Villa Buon respiro possano essere dimessi; esattamente come è inconcepibile immaginare che possano essere ospitati ed assistiti a Roma – a meno di non voler troncare definitivamente i rapporti con le famiglie, e le forme di integrazione sul territorio, così riaprendo, di fatto, dei manicomi.
Il che non sarebbe un problema, se nella Provincia di Viterbo (e in posizione baricentrica) esistessero altre strutture pubbliche o convenzionate in grado di assicurare la medesima ospitalità ed assistenza.
Ma il fatto è che tali strutture non ci sono; né ci saranno mai se continua la selvaggia distruzione del welfare, cui stiamo assistendo impotenti, e purtroppo nella complicità della politica, incapace di riappropriarsi del proprio ruolo…
Ma, chiediamo a noi stessi, al Commissario regionale, al Prefetto, ai Sindaci, ai lavoratori, ai cittadini: ma qualcuno, questi pazienti, prima di decidere, li ha visti?
Si è recato a visitare la struttura, per essere fisicamente consapevole di ciò di cui si sta parlando.
Dobbiamo dare atto, peraltro, di avere incontrato stamattina il Sindaco di Viterbo il quale ci ha assicurato di essersi immediatamente attivato, da ieri, unitamente al Prefetto, per scongiurare il pericolo di questa follia (la chiusura di Villa Buon Respiro, intendiamo)…
E li ringraziamo, mentre gliene diamo atto.
Ma non possiamo non essere preoccupati; non temere, in ogni momento, altri colpi di mano…
Se esiste la volontà di (ri)costruire – anche un poco – di tutela della salute in questa Provincia, è indispensabile aprire un tavolo, cui invitare le Organizzazioni dei Lavoratori, le associazioni dei pazienti e delle famiglie, l’Azienda Sanitaria, i Comuni, ma soprattutto la Regione (sotto la vigilanza della Prefettura) per comprendere e registrare quali siano le reali necessità sanitarie di questa Provincia; per poi progettare come soddisfarle, evitando gli sprechi – certo – ma impedendo che i cittadini soffrano, talvolta muoiano, sacrificati sull’altare di questa specie di Dio pagano che sono divenuti gli interessi sul debito pubblico (che non sono i pazienti ad aver contratto).
Noi restiamo aperti a qualsiasi proposta, qualsiasi soluzione, ma questa pazzia del risparmio a tutti i costi sulla pelle dei cittadini ammalati, spacciata per ristrutturazione, mentre altro non è che tagli lineari mentre la gente soffre e muore (abbiamo parlato in questa lettera di minori diversamente abili in condizioni croniche di gravità) non possiamo più accettarla, perché è esattamente quanto la Uil ha sempre considerato il male peggiore: la fine del welfare e con esso della solidarietà, lo smantellamento del diritto alla salute.
Se non ci sarà un cambiamento di rotta, il disagio sociale aumenterà a dismisura, e con esso il contrasto sociale… molto di più, e molto più velocemente di qualunque spread; con la differenza che, alla fine, a rischio ci sarà il patto sociale fondamentale che regge il nostro ordinamento, la nostra Comunità, dato che, già ora, interi diritti costituzionali non esistono già più.
Angelo Sambuci
Segretario Uli Fpl
