![]() L'ospedale di Belcolle |
Riceviamo e pubblichiamo – Sono ricoverato nel letto numero 28 del reparto di ortopedia dell’ospedale di Belcolle dal 29 luglio e sottoposto a trazione della gamba sinistra malamente fratturata.
Ho avuto modo di constatare le condizioni di temperatura veramente inumane in cui giacciono i pazienti, in quanto il reparto non solo non è dotato di condizionamento, ma non funziona nemmeno il sistema di ventilazione forzata, sembra a causa della polvere e della carica batterica accumulata nei condotti per un lungo periodo di inefficienza.
Addirittura non possono essere aperti i due finestroni posti in alto che, insieme alla finestra, potrebbero assicurare una migliore circolazione dell’aria, ma che sono maldestramente sigillati e bloccati con cerotto sanitario per ridurre gli abbondanti spifferi invernali.
Posso capire che l’assenza del condizionamento trovi ora facile giustificazione nell’attuale carenza di fondi. Mi riesce già più difficile accettare che infissi con gravi difetti di costruzione non siano stati né respinti al collaudo, né decentemente riparati in vari decenni d’esercizio. Ma quello che non posso assolutamente ammettere è che nessuno abbia provveduto ora a far rimuovere i cerotti dai finestroni per assicurare un minimo di vivibilità all’ambiente: in questo caso certamente non mancano i mezzi necessari ad un così sofisticato e costoso intervento.
Viene naturale il confronto tra il microclima vigente negli uffici dei dirigenti e degli impiegati di sede e quello in cui si trovano pazienti e personale sanitario ed appare evidente che il buon confort personale è stato il primo, anzi l’unico, raggiunto.
Se mi consentite vorrei proporre, per la verità senza troppe speranze, di fare a meno del condizionamento dei vostri uffici per destinare il risparmio dei relativi costi energetici se non alla riparazione quantomeno parziale degli infissi, almeno all’acquisto del cerotto necessario al loro rappezzo invernale.
Nel dubbio che si possa dubitare delle mie affermazioni allego foto dei finestroni incerottati scattate con il telefonino e vi invito, sempre che vi sentiate di affrontare il disagio a cui noi siamo costantemente esposti, a venirmi a trovare, compiendo così oltre che un doveroso controllo anche un’opera di cristiana carità.
Roberto Grifoni

