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“A cavallo devi esse’ cattivo, sinnò nun campi”

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Alessandro Colombati

Alessandro Colombati veste i colori del Leocorno alla prima prova del Palio di Siena

Alessandro Colombati
Colombati gareggia alla prima prova

Colombati gareggia alla prima prova

Alessandro Colombati
Alessandro Colombati
Alessandro Colombati

Alessandro Colombati in sella a Nobile Nilo

Alessandro Colombati in sella a Nobile Nilo

Ventidue anni e le idee chiarissime: vincere il palio di Siena. Alessandro Colombati può farcela. E’ giovane, ma ha grinta, talento e grandi sogni. Tutto quello che serve a un fantino per tagliare il bandierino a nerbo alzato.

“Siena è l’apice”, dice con orgoglio il 22enne di Ronciglione, uno scricciolo magrissimo. “A Siena è tutto amplificato. La rivalità tra i fantini diventa guerra. In sella hai solo nemici”. E poi un guizzo ronciglionese: “A cavallo devi esse’ cattivo. Sinnò nun campi”. Proprio a Ronciglione, Alessandro ha iniziato a cavalcare all’età di 6 anni, nel suo paese famoso in tutto il mondo per le corse a vuoto. Qui i cavalli corrono liberi. Ronciglione non ha bisogno di fantini. Siena sì.

Ritrovarmi qui non è un sogno, è il sogno. L’ho coronato con la mia vittoria con la contrada del Leocorno alla prima prova del palio. Arrivare primi è una gioia immensa, ma anche solo aver indossato per la prima volta il giubbetto di una contrada è stata un’emozione indescrivibile”.

Quando hai saputo che avresti corso alla prima prova?
“Il 13 agosto, poche ore prima di montare a cavallo. Mi hanno chiamato alle 14,50. Ero a casa mia, poco fuori Siena, con un amico di Ronciglione. Stavamo per pranzare quando mi ha chiamato la dirigenza del Leocorno. “Tra mezz’ora ti vogliamo qui”, mi hanno detto. Ho preso e sono partito. Sono rimasto fino alle 17 a casa del capitano del Leocorno, poi mi hanno accompagnato in macchina in contrada. Tutto in gran segreto, perché fino alla fine non si deve sapere chi corre”.

Cosa hai provato?
“Mi sono sentito realizzato. Montare il cavallo a Siena, anche solo per una prova del palio, è un passo importante. Significa che ci sei, che sei nel giro. E’ un desiderio che si avvera, ma anche una grande responsabilità”.

Il tuo vero debutto al Palio di Siena, comunque, non è stato quest’anno…
“L’anno dell’esordio, in realtà, è stato il 2010. Ho debuttato a piazza del Campo con le prove di notte. Poi ho fatto la tratta al palio del 2 luglio 2011, col giubbetto comunale e lì ho vinto subito. Quest’anno la vittoria alla prima prova. Tutte soddisfazioni enormi, per uno come me, che è appena arrivato e è tra i fantini più giovani”.

La tua passione per i cavalli nasce a Ronciglione.
“Per forza. A 6 anni andavo già a cavallo da solo, in campagna. Poi ho fatto il lascino (colui che conduce il cavallo fin dentro il box, alle corse a vuoto ronciglionesi e lo fa partire quando si abbassa il canapo, ndr) a Ronciglione con la scuderia Sant’Anna. Da lì ho cominciato a montare a Capannelle. Appena preso il diploma sono venuto a Siena”.

Si può dire che, ormai, fai il fantino a tempo pieno?
“Sì. Lavoro nella scuderia di Massimo Donatini, che è stato un grande fantino del palio di Siena. Ha corso per l’ultima volta nel ’96, poi ha aperto una sua scuderia. Fino a maggio ho lavorato con Andrea Mari, fantino della Civetta, nemico giurato del Leocorno. In pratica mi sono ritrovato contro il mio amico e maestro. I nostri rapporti non sono cambiati, ma quando sei a cavallo, purtroppo, non puoi guardare in faccia a nessuno”.

Come si articolano le tue giornate?
“La mattina vado in scuderia e alleno i cavalli che corrono ai palii o in ippodromo. Poi, il pomeriggio, alleno i cavalli da corsa. Vado fuori a fare vari percorsi: passo, trotto, galoppo, in salita e in discesa. L’allenamento del fantino, poi, continua in palestra e in piscina, per aumentare fiato, forza e resistenza”.

Prossimi progetti?
“Fino a settembre sarò impegnato con diversi palii. Asti, Montagnana (Padova), Castel Del Piano (Grosseto). Dopodiché la stagione finisce e ricomincia a marzo. Ma per dare il massimo quando monti devi fare bene prima. Io ce la metto tutta. Non serve necessariamente vincere, basta dimostrare che, comunque, si è maturi e preparati”.

La mèta adesso qual è? Correre al palio?
“Vincerlo. Arrivare al bandierino con nerbo alzato è la gioia più grande per un fantino. E io voglio provarla”.

Stefania Moretti


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