![]() Andrea De Simone |
Riceviamo e pubblichiamo – Alla vigilia dell’esodo d’agosto, Confartigianato ha misurato gli effetti della situazione economica sulle vacanze di tutti noi.
Si scopre così che mettersi in viaggio costa quest’anno il 12,7% in più rispetto all’estate 2011, a causa degli aumenti di prezzi e tariffe di carburanti e servizi di trasporto. Un’impennata che ci fa guadagnare il primato negativo tra i paesi dell’Unione Europea, dove in media i costi per la mobilità delle famiglie sono cresciuti nell’ultimo anno del 4,7%.
Il caro-vacanze si fa sentire soprattutto per il costo del gasolio, aumentato del 15,2% tra luglio 2011 e luglio 2012. Segue la benzina, rincarata dell’11,9%. In pratica, fare un pieno di carburante per un’auto di media cilindrata oggi costa undici euro in più rispetto a luglio dello scorso anno. Il maggiore costo è dovuto per l’85% all’incremento delle imposte sui carburanti.
Chi invece ha scelto l’aereo per viaggiare in Italia ha dovuto sborsare il 10,9% in più rispetto all’anno scorso. Non scherzano nemmeno i pedaggi e i parchimetri le cui tariffe hanno fatto segnare un aumento del 4,8%. I trasporti in autobus e pullman, poi, costano il 4,1% in più rispetto al 2011. Aumenti più contenuti, +1,2%, per i trasporti marittimi e sulle vie d’acqua interne.
Colpa anche di questi rincari se sono sempre più numerose le famiglie viterbesi che rinunciano alle ferie. La crisi pesa molto sulle vacanze: secondo le rilevazioni di Confartigianato, infatti, in questa torrida estate, metà della popolazione (50,7%), non andrà in vacanza. E il motivo prevalente di questa rinuncia, dichiarata dal 49,4% di chi è rimasto a casa, è proprio legato a problemi di tipo economico.
Una tendenza, quella di fare a meno delle ferie per difficoltà del bilancio familiare, aumentata del 33,1% negli ultimi dieci anni
Per le famiglie della Tuscia che comunque possono permettersi di andare in villeggiatura, il mare si conferma la meta preferita scelta dal 49%. Seguono le vacanze in montagna, scelte dal 12,8%, quelle nelle città di interesse storico e artistico (10,5%), mentre le località lacustri attraggono il 3%.
“I nostri dati – sottolinea il segretario di Confartigianato Andrea De Simone – testimoniano i pesanti effetti della crisi sul turismo, uno degli asset propri del nostro Paese insieme a manifattura, ambiente e cultura che sono gli autentici motori della nostra economia.
Basti dire che, soltanto nell’artigianato, sono 121mila 905 le imprese impegnate nelle attività al servizio delle vacanze. Per questo vanno intensificati gli sforzi per rilanciare lo sviluppo, rinvigorire i consumi delle famiglie, restituire competitività alla nostra offerta turistica”.
Confartigianato Viterbo
