![]() La nuvola di polvere nei pressi della riserva naturale del lago di Vico |
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Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,
rispondo volentieri alla mia concittadina in merito ai quesiti posti così da poter fornire ai lettori i diversi punti di vista sulla questione.
Le lavorazioni a pratino vengono sistematicamente attuate da tutti gli agricoltori di nocciole ma purtroppo gli stessi non hanno il potere di comandare al buon Dio di piovere nelle quantità e nei tempi necessari a far crescere l’erba nella misura necessaria a impedire il crearsi della polvere di cui, faccio notare, sono i primi a subire le conseguenze e nei confronti della quale auspicano un più diffuso aiuto della tecnologia per la realizzazione di macchinari in grado di incrementarne l’abbattimento.
Circa il fatto che l’abitazione della signora Sermoneta sia avvolta da polveri in particolari periodi di siccità, tuttavia ciò appare diretta conseguenza del fatto che la stessa è stata costruita a ridosso di un terreno agricolo già coltivato. Oppure si pretende che tale scelta debba far cessare ogni attività produttiva esistente nel circondario? Chi si costruisce una villa a ridosso di un’autostrada ha il diritto di lamentarsi del rumore del traffico e di pretendere di far cessare la circolazione delle auto?
Per quanto riguarda le inondazioni di acqua piovana nei nostri territori, mi sembrava di aver letto che ciò fosse dovuto alla cementificazione diffusa anche in luoghi inadatti, come nel caso in questione, e alla mancanza di manutenzione degli scarichi fognari e delle vie d’acqua nei terreni e nei boschi totalmente abbandonati, ma forse mi sbaglio.
Circa il contenuto delle polveri sottili e il fatto che gli operatori durante i trattamenti di prodotti fitosanitari si dotino di “scafandri” e di tute protettive, ringrazio della domanda che serve una volta per tutto a fare chiarezza sulla questione.
I prodotti fitosanitari impiegati in agricoltura in generale presentano un grado di tossicità, più o meno marcato a seconda del prodotto, che è massimo nel momento della somministrazione e che si degrada progressivamente fino a scomparire quasi totalmente così come indicato dai cosiddetti “tempi di rientro e di carenza”. Durante tale somministrazione (picco massimo di tossicità) le norme sulla sicurezza sul lavoro di cui al decreto legislativo 81/08 richiedono che il lavoratore sia dotato di idonei strumenti di protezione quali quelli indicati rispondendo a stretti criteri cautelativi.
Non sono invece in grado di rispondere sulla correlazione tra l’insorgere di tumori nella popolazione e l’eventuale influenza dei residui dei prodotti impiegati in agricoltura, così come probabilmente nessuno è in grado di correlare esattamente tale grave patologia ai residui dei gas di scarico dell’automobile che tutti noi, compresa la signora, usiamo giornalmente oppure a un’infinità di altre attività potenzialmente nocive che le esigenze odierne purtroppo ci impongono e delle quali nessuno è in grado di poter rinunciare.
Al contrario, a proposito del Dio denaro, nel rammentare che l’attività agricola, se non l’unica, è la fonte primaria del sostentamento economico del nostro territorio, in assenza della quale l’economia locale, già di per sé critica, andrebbe totalmente in default, sono in grado invece di affermare, che non conosco nessuno che al momento svolge la propria attività lavorativa a titolo gratuito, nemmeno la signora Sermoneta il cui giusto onorario non dubito che sia certamente commisurato al livello di professionalità di cui è in possesso.
In relazione all’attività della magistratura viterbese, essendo totalmente rispettosi del ruolo di tale istituzione, ci asteniamo da qualsiasi sollecitazione.
Piero Chiossi
Presidente dell’associazione Vico vivo




