![]() Pierre Di Toro, presidente della Francigena |
Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,
mi consenta di poter dire qualcosa sulla questione Francigena, se non altro per il mio recente passato di amministratore.
E’ di martedì, infatti, l’ultimo scivolone della giunta Marini proprio sullo “spezzatino” Francigena. Perché c’è tutta questa necessità di dover privatizzare la municipalizzata? E poi, in ottemperanza a quali chiari e inoppugnabili obblighi normativi?
Questi interrogativi sono del resto più che legittimi visto il “successo” ottenuto con la cessione del ramo d’azienda della segnaletica stradale che per anni, con perizia e professionalità, era stato gestito dalla Francigena.
La “brillante” operazione di cessione ha prodotto entrate risibili a fronte di un elevato danno sociale: due lavoratori senza stipendio (non si sa che fine abbia fatto la società che ha acquisito la segnaletica stradale).
A riguardo delle municipalizzate altre sarebbero le urgenze: ma quanto deve ancora durare la liquidazione della società Cev spa? Cos’è una storia infinita?
E’ innegabile che la gestione Francigena targata Di Toro 1 (2008-2011) e Di Toro 2 adesso, abbia dimostrato, non senza mirabolanti “equilibrismi”, che a volte il pubblico sia da preferire al privato. Tutto sommato poi, quando questo accade, forse la classe politica riesce nell’arduo compito del recupero d’immagine presso il cittadino e, vista l’aria che tira, non mi sembra cosa da poco.
Un esempio, in tal senso, è costituito dalla governance Francigena sui parcheggi a pagamento, e sull’intransigente controllo dei costi aziendali, attento e rigoroso, il tutto ovviamente a parità di servizi erogati. Certo, su alcune entrate e sulle farmacie comunali si sarebbe potuto fare meglio, ma da incrollabile ottimista quale sono confido nel prossimo futuro, privatizzazioni permettendo.
Prima di concludere, rammento a quanti, politici e non, che la mission Francigena non è quella del lucro, o del business, come ho sentito dire in questi giorni, bensì quella di fornire servizi al cittadino. Gli eventuali surplus, qualora realizzati, potrebbero soltanto servire a migliorare la qualità e la quantità dei servizi erogati.
La domanda quindi che il cittadino si pone è più che legittima: “privatizzazione Francigena, cui prodest?”
Guido Scapigliati
