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“Lago di Vico, basta accuse agli agricoltori”

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Il lago di Vico

Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,

a nome dell’associazione “Vico Vivo” che rappresento, costituita da oltre cento proprietari dei terreni situati nella caldera del lago di Vico, le chiedo di essere ospitato nel suo giornale per replicare all’ennesima, ingiustificata accusa rivolta alla pratiche agricole svolte nei suddetti terreni, che sarebbero la causa di tutti i mali del lago di Vico.

Ebbene è ora di dire basta a queste notizie prive di dati scientificamente provati.

Vengono sistematicamente mescolati insieme il problema dell’arsenico, la presenza delle florescenza delle alghe e la presenza, peraltro in quantitativi quasi totalmente nei limiti, di alcuni metalli pesanti, riconducendo il tutto alla responsabilità delle pratiche agricole. Niente di più falso.

A seguito di numerosi rilievi svolti dai vari istituti/enti tra i quali l’Università della Tuscia, è scientificamente provato che la presenza di arsenico, peraltro evidente anche in quantità maggiori in altre zone laziali, sia diretta conseguenza della tipologia del terreno di origine vulcanica e delle sorgenti solfuree presenti nel nostro territorio e che le attività antropiche siano pressoché ininfluenti.

Circa il problema della fioritura delle alghe e, in particolare, dell’alga rossa, sappiamo che l’origine è dovuta a fenomeni di eutrofizzazione del lago, le cui cause sono molteplici e certamente anche alla presenza di nutrienti dovuti all’agricoltura, cioè alle concimazioni (non ai fitofarmaci), ma è falsa l’affermazione secondo cui l’agricoltura biologica risolverebbe il problema poiché è del tutto evidente che anche i concimi biologici contengono nutrienti.

Relativamente alla necessità di ridurre l’apporto di nutrienti nelle acque del lago i coltivatori, nel corso di questi ultimi anni, hanno fatto la loro parte sia promuovendo tecniche di lavorazione che riducono i fenomeni di erosione dei terreni (lavorazioni a pratino), sia aderendo ai programmi di riduzione delle concimazioni, di cui l’ultimo in ordine cronologico è rappresentato dall’adesione e finanziamento della redazione dei piani di utilizzazione aziendale dei terreni ricadenti nella caldera del lago di Vico coordinato dal Comune di Caprarola e realizzato con la collaborazione dell’Università della Tuscia di Viterbo.

Per il resto risultano in atto fin troppe iniziative, spesso non correlate tra loro, per lo studio di soluzioni atte a sanare la situazione del lago di Vico, di alcune già finanziate (Arpa Lazio) e altre di cui sono stati richiesti i finanziamenti alla Regione (Progetto della Provincia VT).

Non vorremmo che attorno a tale problematica si siano concentrati gli appetiti del business ecologico che, oltre alle aziende private del settore, in quest’ultimo periodo arricchitesi con la fornitura di impianti di depurazione, coinvolge molto spesso istituzioni ed enti in cerca di finanziamenti e/o visibilità.

Auspichiamo che il problema venga una volta per tutte affrontato in maniera univoca e seria e che oltre all’analisi si giunga finalmente alla individuazione di provvedimenti concreti e ai finanziamenti occorrenti per la loro realizzazione.

Piero Chiossi
Presidente dell’associazone Vico Vivo


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