Riceviamo e pubblichiamo – No il baccalà proprio no. Nulla in contrario sulle sue proprietà, sul suo antico sapore, sulla sua capacità di essere re di una cucina tradizionale italiana ma a Tuscania, nell’alto Lazio cuore della terra rossa di Tuscia, non può essere considerato prodotto tipico tanto da dedicargli una sagra che si svolgerà questo fine settimana.
La cosa che poi trovo inaccettabile è il patrocinio della Provincia di Viterbo e della Regione Lazio che in piena stagione di tagli dovrebbe dimostrare più sobrietà nel destinare risorse.
Un virtuoso sistema Lazio può essere accelerato se le scelte seguono un percorso di valorizzazione del territorio attraverso anche la promozione dei prodotti che portano con se il profumo della storia della nostra terra . Le specificità sono eccellenze in quanto legate ad un’area geograficamente riconoscibile il resto è grande distribuzione, è hamburger e patatine fritte, è globalizzazione. Sembrano già in perfetta sintonia le Province di Viterbo e quella di Rieti in procinto di fusione a freddo, nel promuovere ciò che nulla ha che fare con la propria tradizione Baccalà padano da una parte e Peperoncino calabro dall’altra chissà forse nel tentativo, e questo sarebbe l’unico elemento nobile delle loro scellerate azioni, di rafforzare l’unità d’Italia .
Ancora una volta le imprese agricole Laziali, che con enormi sacrifici continuano ad investire sul prodotto tipico, vengono umiliate da associazioni festaiole che si pongono il solo ed unico obiettivo di fare cassa.
Lamberto Iacobelli
Fiamma Tricolore