Riceviamo e pubblichiamo – Nonostante gli incontri programmati e avvenuti tra il professor Ferdinando Romano, responsabile della direzione generale programmazione e risorse del servizio sanitario regionale del Lazio, la dottoressa Simonetta Fratini, dirigente dell’area programmazione della rete dei servizi nell’area dei soggetti deboli della Regione Lazio, il direttore generale della Asl di Viterbo Adolfo Pipino, la dottoressa Marina Cerimele direttore sanitario della Asl, il direttore del dipartimento di salute mentale di Viterbo dottor Alberto Trisolini e Vito Ferrante presidente dell’Afesopsit (Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia), incontri durante i quali si sono raggiunti accordi sostanziali in merito alla gestione dei Pai (Progetti assistenziali individuali) per il bene degli utenti della comunità “S. Maria de Mattias” di Orte;
– nonostante la lettera della Direzione generale della Asl di Viterbo inviata il giorno 17 luglio 2012 (protocollo n. 33236) alla Regione Lazio, avente a oggetto “Proposta istituzionale di un tavolo tecnico per la discussione delle gravi carenze delle strutture idonee alla presa in carico di particolari pazienti psichiatrici”;
– nonostante che durante la seduta della consulta dipartimentale per la salute mentale riunitasi il giorno 26 luglio 2012, alla quale era presente il direttore del Dsm dottor Alberto Trisolini come invitato permanente, si è discusso ampiamente dei progetti Pai da utilizzare per i pazienti ospiti della comunità di Orte;
– nonostante tutto ciò, nel dipartimento di salute mentale di Viterbo sembra regnare una grande confusione.
Incredibilmente, sembrerebbe quasi che il problema primario della psichiatria viterbese sia quello di costringere i ragazzi ad uscire dalla comunità di Orte e di costringere i genitori a firmare l’uscita dei propri figli.
Mentre è invece del tutto evidente che il vero problema primario dell’assistenza nel viterbese è la mancanza di strutture, la mancanza di personale e la mancanza di posti letto.
Per quanto concerne invece le “uscite coatte” dalla comunità di Orte l’associazione ritiene importante e costruttiva la lettera inviata dal direttore generale della Asl Adolfo Pipino alla Regione Lazio, nella quale chiede che, al più presto, si concretizzi un tavolo istituzionale in grado di dare risposte adeguate ai bisogni dei pazienti gravi.
Invitiamo pertanto il direttore del dipartimento di Salute mentale ad attenersi agli accordi presi con il professor Ferdinando Romano, alla citata lettera inviata alla Regione dalla direzione generale della Asl, alla presa di posizione della consulta dipartimentale per la salute mentale, al solo scopo della serenità e del bene dei pazienti, delle loro famiglie, degli operatori che li seguono, non dimenticando mai che curare e assistere la persona bisognosa di aiuto è il dovere di ogni operatore e lo scopo di ogni servizio.
Infine agli utenti e ai loro familiari chiediamo di essere fiduciosi per una rapida e positiva soluzione della situazione. per l’Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia
Vito Ferrante
presidente di Afesopsit
