![]() Il sindaco Eugenio Stelliferi |
– “Caprarola è una piccola Dubai”.
Agricoltura e turismo rendono Caprarola un’isola felice. Per il sindaco Eugenio Stelliferi è comunque impossibile pensare che il paese resti fuori dalla crisi.
I tagli della spending review non lasciano ben sperare, ma per il primo cittadino il paese ha le carte in regola per affrontare le difficoltà.
Caparola come vive la crisi economica?
“Razionalizzando le risorse locali e cercando di non aumentare i costi in nessun tributo – afferma Stelliferi -. Cerchiamo di ottimizzare tutto e anche con l’avvio della raccolta differenziata, oltre ad avere un paese pulito, abbiamo creato posti di lavoro”.
Come si è ridotto il bilancio comunale dal punto di vista dei trasferimenti dello Stato?
“Abbiamo avuto una riduzione di circa 300mila euro”.
Per quanto riguarda l’Imu invece?
“Abbiamo applicato le aliquote base e cioè lo 0,4 per la prima casa e lo 0,76 per tutto il resto. Quello che non ci torna, invece, è che a fronte di una nostra previsione di entrata di 820mila euro, lo Stato ne ha fatta un’altra di 970mila. Sulla base di questo incasso, attualmente, ci hanno tolto 150mila euro. Speriamo che entro agosto, quando i comuni dovranno approvare i bilanci, possano rivederla, perché un taglio del genere ci metterebbe in difficoltà. Noi avevamo calcolato un diverso gettito Imu, tant’è che l’acconto è pari a 410mila euro, e cioè la metà di quello che abbiamo previsto”.
Come avete supplito alle riduzioni statali? Avete, per esempio, aumentato le tasse, introdotto autovelox o parcheggi a pagamento?
“Non abbiamo fatto nulla di tutto ciò. Nel 2012 ci siamo salvati partecipando a una serie di bandi provinciali, regionali e nazionali e aggiudicandoceli, abbiamo potuto sopperire alle carenze dei trasferimenti”.
Ci sono stati servizi compromessi dalla crisi?
“I servizi sono tutti garantiti e allo stesso tempo non sono aumentati i costi. L’unico servizio che è passato da 50 centesimi a un euro è quello del trasporto pubblico locale. Un aumento che dipende dalla società che lo gestisce e non dal comune”.
Vi state organizzando con altri comuni per l’accorpamento di servizi?
“Assolutamente sì – afferma – a partire dalla gestione associata del comando di polizia locale. Molto probabilmente saranno coinvolti Capranica e Sutri, anche se non è da non scartare l’ipotesi con Ronciglione”.
Come valuta l’accorpamento?
“Secondo me è molto positivo. Ormai dobbiamo fare economia di scala coi vari comuni e dobbiamo uscire dalla vecchia logica del campanile. E’ assurdo che ogni piccola amministrazione abbia un suo comando e un suo comandante. Così facendo invece si possono indirizzare risorse umane nei diversi paesi a seconda delle esigenze quotidiane”.
Ci sono casi di povertà gravi nel suo comune?
“Sì – risponde secco -. Ci sono famiglie che vengono aiutate dalla Caritas, dalla Croce rossa e dal comune. La Caritas e il parroco valutano i singoli casi e li seguono. Per sostenerli vengono distribuiti generi alimentari e abbigliamento, ma c’è anche una presenza fisica per dare solidarietà e ascolto”.
Sono aumentati nell’ultimo periodo?
“Sì sono aumentati. Diciamo che, se nell’ultimo anno, c’erano trenta casi che mediamente prendevano un pacco di generi alimentari con una cadenza di quindici giorni, adesso ce ne sono cinquanta. Quasi il doppio”.
Da un punto di vista imprenditoriale, come stanno messe le piccole aziende?
“Soffrono. E’ ovvio che quando piove si bagnano un po’ tutti e pensare che Caprarola resti fuori dalla crisi economica è impossibile. La fortuna dei caprolatti è quella di essere un popolo operoso di persone che sono abituate a lavorare e che si rimboccano le maniche. Ogni singola famiglia riesce ad arrotondare e ad avere qualche risorsa in più grazie all’economia agricola. La presenza della nocciola permette al paese di andare avanti e io a volte, con una battuta, la definisco una piccola Dubai”.
Qualche azienda ha chiuso?
“Sì, ci sono state delle esercizi commerciali che hanno chiuso, ma non tanto perché non c’era mercato, quanto perché le persone che stavano nei negozi hanno cambiato residenza o sono andate in pensione e l’attività non è stata rilevata”.
E per quanto riguarda i giovani?
“Da questo punto di vista c’è un grandissimo entusiasmo, perché vogliamo rilanciare il paese attraverso un percorso turistico. Ne abbiamo tutte le caratteristiche. A disposizione ci sono palazzo Farnese e la riserva naturale, due strutture che crediamo possano essere fonte di attrazione per i turisti che faranno girare l’economia del territorio, creando occupazione”.
Secondo lei cosa sta sbagliando il governo Monti?
“Sbaglia a non incidere in quelli che sono i veri costi della politica. Non ha fatto quelle riforme strutturali di cui parlava e che tutti si aspettavano. E’ rimasto ostaggio e vittima dei partiti e dei politici. Monti si è limitato a fare quello che un qualsiasi governo avrebbe tranquillamente fatto con tagli lineari e non dove, secondo me, c’era margine di poter intervenire in maniera decisiva e permanente”.
Cosa intende?
“Per esempio mettendo un tetto massimo sia alle pensioni che alle prestazioni dei manager. Siamo in una fase delicata e a cosa serve continuare a erogare queste pensioni di migliaia di euro al mese, anche se maturate in passato. Purtroppo oggi non c’è più la possibilità di garantire tutto a tutti e le persone che prendono 30 o 40mila euro al mese possono vivere tranquillamente con qualche migliaia di euro in meno”.
C’è una richiesta che farebbe all’attuale esecutivo?
“Mettere in pratica queste iniziative che i politici non fanno perché ostaggio di loro stessi”.
E per i piccoli comuni cosa dovrebbe fare?
“A me piacerebbe che non si chiudessero le province, ma le regioni perché a livello decentrato sono le prime a essere più in contatto con il territorio. I soldi che gestiscono le regioni dovrebbero essere dati alle province. Sarebbe opportuno ritornare un po’ come era in passato con il governo che si occupava di salute, istruzione e ordine pubblico, mentre il resto, tramite la provincia di Viterbo e la prefettura, veniva decentrato sul territorio più vicino alle singole realtà.
La chiusura delle province, per me, non comporterà nessuna riduzione di spesa, perché di fatto le strutture restano in piedi e vengono solo tolte le deleghe. Ci sarà solo un cattivo servizio per il territorio”.
Lei cosa farà?
“E’ un anno che mi trovo alla guida di questo paese e sono entusiasta per quello che sta facendo la mia giunta. Non posso far altro che ricambiare l’affetto che mi viene dato dalla popolazione, impegnandomi ogni giorno di più per il paese”.
Paola Pierdomenico
