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Tanturli si avvale della facoltà di non rispondere

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Sergio Tanturli

Sergio Tanturli, accusato di aver spedito le lettere minatorie

L'avvocato Franco Taurchini

Il capo della Digos Monia Morelli e il maggiore Guglielmo Trombetta

Il capo della Digos Monia Morelli e il maggiore Guglielmo Trombetta

– Sergio Tanturli si avvale della facoltà di non rispondere.

Il presidente dell’associazione Scuderie di Ronciglione che da giovedì scorso si trova agli arresti domiciliari con le accuse di minacce aggravate a pubblico ufficiale, stalking e detenzione illegale di proiettili di vario tipo, è stato sottoposto sabato mattina all’interrogatorio di garanzia.

“Ho consigliato io a Tanturli di avvalersi della facoltà di non rispondere – spiega l’avvocato Franco Taurchini -. L’interrogatorio infatti era inizialmente previsto per i prossimi giorni ed è poi stato anticipato all’ultimo momento a sabato mattina. Le carte, che si aggirano sulle 500 pagine, le ho ricevute solo stamattina. Sarebbe quindi stato impossibile preparare una linea difensiva”.

L’avvocato, comunque, non esclude di richiedere a breve un altro interrogatorio per il suo assistito. “Non appena avremo esaminato tutta la documentazione – aggiunge Taurchini – avrò tutto il tempo di sfar sottoporre Tanturli a un altro interrogatorio”.

Sergio Tanturli è accusato di aver inviato una serie di lettere minatorie agli ultimi tre prefetti di Viterbo, all’attuale sindaco di Ronciglione Alessandro Giovagnoli e al suo predecessore Massimo Sangiorgi.

Le indagini sui “confetti funebri” fatti recapitare ai tre prefetti, Giacchetti, Aronica e Scolamiero, sono state condotte dalla Digos di Viterbo, mentre sulle lettere minatorie ricevute da Giovagnoli e Sangiorgi hanno indagato gli uomini della compagnia dei carabinieri di Ronciglione.

I due filoni d’inchiesta si sono poi uniti quando gli inquirenti si sono accorti dell’estrema somiglianza tra tutte le missive.

Sergio Tanturli è stato infine arrestato lo scorso 2 agosto, incastrato dalla prova del dna ottenuto dalle tracce di saliva lasciate sotto i francobolli delle lettere.

Le missive contenevano minacce di vario tipo e in alcuni casi erano accompagnate da proiettili di pistole calibro 22 e calibro 9×21.


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