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“Avevo bisogno di soldi”

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La vigilessa arrestata portata in tribunale

(s.m.) – Un disperato bisogno di soldi.

Questo avrebbe spinto la vigilessa Barbara Fede, quarant’anni, figlia dell’ex comandante della municipale Giulio, a promettere un lavoro a pagamento a un suo conoscente. 5mila euro, da versare in due rate, che le sono costati l’arresto per truffa e falso (fotocronaca).

E’ stata lei stessa a raccontare le sue difficoltà economiche al giudice del tribunale di Viterbo Rita Cialoni, che ha disposto gli arresti domiciliari, con permesso di uscire la mattina, dalle 10 alle 12.

L’arresto, scattato ieri, è stato convalidato in mattinata.

Alle 10,30, l’ispettore della municipale era in aula, ma l’udienza, svoltasi rigorosamente a porte chiuse nell’aula 5 del palazzo di giustizia, è iniziata dopo mezzogiorno.

La donna è apparsa contrita davanti al giudice. Ha ammesso tutte le sue responsabilità, aggiungendo di aver agito perché disperata. “Ho bisogno di soldi – avrebbe spiegato al giudice -. Ecco perché l’ho fatto”.

In aula c’era anche la vittima della truffa. L’uomo al quale la vigilessa aveva promesso un impiego presso la presidenza del consiglio dei ministri. Con tanto di timbro sul falso contratto mostrato dall’agente al 40enne, in cerca di lavoro.

L’accordo sarebbe stato 5mila euro. Mille di acconto, più gli altri 4mila in seconda rata. La vittima ha versato solo la prima tranche. Poi, dato che qualcosa non gli quadrava, si è rivolto ai carabinieri, che ieri mattinata si sono presentati all’appuntamento fissato per pagare i 4mila euro. A quel punto, la vigilessa è stata arrestata.

L’ispettore ha trascorso la notte nelle camere di sicurezza della caserma di Viterbo. Ha un precedente per falso in atto pubblico.

Il suo avvocato, Simona Bellezza, che segue la pratica per lo studio Barili, aspetta di leggere le carte. “Ho chiesto i termini a difesa proprio per questo – ha spiegato all’uscita dall’aula -. La prossima udienza sarà l’8 ottobre. Questo ci darà tempo di studiare il fascicolo e capire meglio come muoverci”.

Quanto alla vittima, è rappresentata dagli avvocati Andrea Trasarti e Fiorenzo Buzzi. “Tenteremo di trovare un accordo – hanno detto alla fine dell’udienza -. Altrimenti ci costituiremo parte civile”.

Le indagini dei carabinieri, intanto, continuano per accertare le proporzioni della truffa e se ci siano altre vittime oltre al 40enne. Chiunque fosse stato contattato, di recente, per offerte di lavoro, magari dietro pagamento, può rivolgersi al comando provinciale dei carabinieri di Viterbo. 


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