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Caso Birindelli, ancora tre mesi d’inchiesta

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Angela Birindelli

Angela Birindelli

Paolo Gianlorenzo

Viviana Tartaglini, la collega di Gianlorenzo finita sotto inchiesta

Ancora tre mesi abbondanti per portare avanti le indagini. Con possibilità di una proroga fino a giugno 2013.

Non sembra ancora arrivato il momento di tirare le somme per l’inchiesta Birindelli. Il pm di Viterbo Massimiliano Siddi continua a passare al setaccio le carte sequestrate negli uffici dell’assessorato regionale all’Agricoltura. Documenti che fotografano i flussi di denaro elargiti dall’assessore Angela Birindelli, indagata per tentata estorsione e corruzione in concorso con il giornalista viterbese Paolo Gianlorenzo.

Un’inchiesta poliedrica, che impegna la procura viterbese da quasi un anno e su più fronti.

Uno è quello della presunta macchina del fango orchestrata da Gianlorenzo contro gli avversari suoi e della Birindelli. Nel mirino, c’è la delibera da 18mila euro stanziati dall’assessora al foglio locale L’Opinione, diretto, fino a pochi mesi fa, da Gianlorenzo. Delibera che è il perno dell’accusa di tentata estorsione e corruzione e che secondo i magistrati, sarebbe il prezzo pagato dalla Birindelli per far scrivere velenosi articoli contro i suoi nemici. Primo tra tutti, Francesco Battistoni.

L’altro fronte che segue i flussi di denaro movimentati dall’assessorato riguarda i fondi europei del Psr (Piano di sviluppo rurale). Cento milioni di euro stornati alle aziende per migliorare l’agricoltura laziale, con criteri finiti sotto la lente della magistratura.

E poi il filone Vinitaly, che vede al vaglio della procura le procedure di allestimento dello stand del Lazio al salone del vino.

Il fascicolo è imponente. Gli indagati sono almeno nove: Birindelli, Gianlorenzo, la sua collega Viviana Tartaglini, ma anche dipendenti pubblici e impiegati di Regione e Arsial. Sul tavolo del pm Siddi c’è una mole sterminata di carte, acquisite nei sopralluoghi in Regione, all’Ente autonomo fiere di Verona, nella vecchia redazione dell’Opinione e negli uffici di comune, Asl e Agenzia delle entrate.

I tempi non sono ancora maturi per far prendere una piega all’inchiesta, quale che sia. L’ultima proroga delle indagini risale ad aprile. Il gip concedeva altri sei mesi agli inquirenti per continuare a indagare. Considerato il mese e mezzo di sospensione estiva, si arriva a metà dicembre. Solo a quel punto, per il pm Siddi scadrà il termine ultimo per decidere il da farsi. I nodi da sciogliere, però, restano tanti. L’inchiesta ha fatto tremare la giunta regionale. E data la sua ampiezza e delicatezza, è improbabile che il magistrato rinunci a sfruttare tutto il tempo che gli resta, chiudendo il cerchio nell’immediato.

La procura potrà chiedere una nuova proroga di sei mesi. L’alternativa è notificare entro dicembre gli avvisi di conclusione delle indagini (che preludono alle richieste di rinvio a giudizio) o le eventuali richieste di archiviazione. L’inchiesta è complessa. Il tempo non manca. E nel palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino si continua a lavorare.

Stefania Moretti


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