– Difendersi dai decreti ingiuntivi delle banche si può.
Parola dell’avvocato Massimo Meloni, che ha ottenuto la revisione di una causa che vedeva l’azienda viterbese da lui assistita contrapposta a un noto colosso bancario.
La vicenda inizia nel 2008, quando la banca richiede un decreto ingiuntivo per 350mila euro in danno alla ditta sua cliente, che aveva aperto un conto corrente nel 1976.
Meloni, legale dell’azienda, presenta opposizione e la causa approda davanti al tribunale civile di Roma. Il giudice dà ragione al correntista, che non solo non ha alcun debito con la banca, bensì un credito di 80mila euro.
Ora, il tribunale civile di Roma ritorna sulla decisione già presa e dispone ulteriori accertamenti perché alla ditta potrebbe spettare un credito ancora maggiore di quegli 80mila euro. Questo in base a due recenti sentenze della Corte di Cassazione a sezioni unite.
La prima, la 23974 del 2010, stabilisce che, se la banca non produce tutti gli estratti conto dall’inizio del rapporto in poi, si parte con saldo al decennio pari a zero. Ciò significa che il credito che la banca richiedeva diventa del correntista.
La seconda sentenza, la 24418, sempre del 2010, azzera, invece, anatocismo e commissione di massimo scoperto per i contratti di conto corrente anteriori al 1992. Proprio come quello in questione.
Il 14 novembre si tornerà in tribunale per nominare il consulente tecnico che riesaminerà l’andamento del rapporto tra la banca e la ditta, dall’apertura del conto in poi. Il tutto per capire a quanto ammonta quel famoso debito iniziale della banca che è diventato un credito del cliente.
“La questione è solo apparentemente tecnica – spiega l’avvocato Meloni -. Che le banche pretendano la restituzione di somme ingenti tramite decreto ingiuntivo è all’ordine del giorno. Basta sapere che il cittadino ha tutti gli strumenti per difendersi ed evitare di finire sul lastrico. Uno è contestare il decreto ed esigere dalla banca l’onere della prova. Il credito non va solo vantato. Va dimostrato”.
