Riceviamo e pubblichiamo – Le difficoltà legate alla crisi che attraversa il settore sono notevolmente aumentate. Dall’inizio della crisi ad oggi abbiamo assistito ad una incredibile riduzione degli appalti pubblici, a Viterbo la contrazione dei bandi di gara è stata del 45% contro il 30% a livello regionale, mentre per quanto riguarda il residenziale il calo delle attività hanno superato il 60%.
Il carattere tangibile della crisi è dato dalla riduzione degli addetti e delle imprese registrati alla cassa edile.
Rispetto al 2008 i lavoratori regolari sono diminuiti di oltre mille unità, mentre le imprese che hanno cessato l’attività con il regolare versamento alla cassa edile, sono state più di 100, numeri che attestano una crisi senza precedenti nella storia del distretto viterbese di cui non riusciamo a ancora a vederne la fine.
Nell’elenco nero dei dati annoveriamo inoltre un aumento del tasso di disoccupazione nel Viterbese che ha raggiunto e superato le due cifre, quasi al 12%, e cosa dire poi delle ore di cassa integrazione aumentate fino a raggiungere la soglia delle 500mila ore autorizzate tra ordinaria, straordinaria e in deroga.
Sul settore pesano l’assenza di nuovi importanti progetti infrastrutturali, il blocco di quei pochi che potrebbero essere avviati.
Ai problemi già noti e che rappresentano le cause della crisi che stiamo sopportando se ne aggiunge un’altra legata all’ennesima manovra economica che taglia ulteriormente le risorse alle amministrazioni locali.
Ne consegue l’allargamento della forbice del lavoro nero, irregolare e il fallimento di tantissime imprese che non sono state in grado di sostenere i contraccolpi della crisi.
Purtroppo, ancora una volta registriamo la latitanza delle istituzioni presenti nel territorio, nei confronti di un settore, che ha sempre svolto nelle fasi difficili una funzione anticiclica.
A fronte del quadro nefasto i timori espressi dal nostro sindacato sul bilancio 2012, sono sembrati vere e proprie certezze, che purtroppo oltre ad essere legate alle conseguenze della manovra approvata dal parlamento, sono anche dettate dalla assenza sui temi della crisi e dello sviluppo da parte del governo in primis, ma anche delle istituzioni locali e regionali.
Delle idee, dei progetti che per mesi hanno accompagnato l’azione delle amministrazioni non c’è traccia: il recupero delle altre periferie urbane, il piano per la realizzazione di case necessarie a fare fronte all’emergenza abitativa, sono svaniti nel nulla, e cosa dire del piano casa voluto dalla giunta Polverini?
Senza dimenticare il nuovo tratto della Orte – Civitavecchia rimasto fermo a Vetralla in località Cinelli, là dove ancora qualcuno pensa alla illegittimità di continuare nel tracciato conclusivo che porterà lo sviluppo del Viterbese nelle aree di zona portuali di Civitavecchia e con il collegamento a Roma.
L’unica speranza alla quale la provincia di Viterbo rimane aggrappata è l’inizio dei lavori autostradali Civitavecchia/Cecina (tratto a noi interessato Civitavecchia/Pescia Romana), troppo poco per un settore produttivo così importante come quello delle costruzioni.
Rispetto a un anno fa, quando denunciammo per la prima volta i problemi della categoria la realtà è persino peggiorata e purtroppo, il prossimo futuro non fa presagire a nulla di buono.
Queste nostre concrete preoccupazioni sulla tenuta complessiva delle costruzioni ci obbliga ad allargare le iniziative a sostegno del lavoro e dell’occupazione sicura e regolare.
Del resto, non possiamo nemmeno sottacere al rischio che con la crisi stiamo correndo a causa dell’espulsione dai cantieri delle figure che in questi anni, grazie all’impegno del settore, hanno conseguito un’importante esperienza professionale. Perdere le figure che sanno come si opera dentro un cantiere, significa dovere ricominciare da capo nel momento della ripresa con maestranze che non sanno come ci si muove dentro il cantiere.
E la crisi non può nemmeno rappresentare un alibi per le aziende a evadere pezzi contrattuali sen non addirittura a uscire dal sistema per diventare una “impresa in nero”.
Questo preoccupante problema costituito dal fenomeno delle partite Iva e dalle nuove forme di caporalato, chiamano in causa le istituzioni e le parti sociali, affinché l’emorragia causata dalle imprese che evadono venga arrestata. L’aspetto più significativo a tal dimostrazione della fuga delle aziende dal sistema contrattuale, è legato alla controtendenza dei numeri dell’Inail rispetto a quelli della cassa edile.
In pratica, mentre nel nostro ente bilaterale il numero delle imprese e delle maestranze diminuisce, nell’altro istituto, aziende e lavoratori crescono.
Un fatto che in primis richiama a responsabilità tutte le strutture deputate al controllo e alla vigilanza sulla sicurezza e sulla regolarità dei rapporti di lavoro.
È su questi fronti che si deve concentrare l’attenzione e l’azione del sindacato nel prossimo periodo attraverso iniziative di pressione tese a stabilire tavoli di confronto con i vari livelli istituzionali su sviluppo e qualità del lavoro.
Francesco Palese
Segretario responsabile Feneal Uil Viterbo
