Riceviamo e pubblichiamo – Nei giorni in cui si dibatte circa la ridefinizione dei territori provinciali e il conseguente riassetto degli enti province, il dramma dello sperpero di denaro pubblico avanza in modo inesorabile spazzando via tutto e tutti.
Ci hanno imposto, nell’indifferenza più totale, e nascosto dietro a un vano risparmio per lo Stato, stravolgimenti territoriali che condurranno inevitabilmente allo stravolgimento delle province che, da oltre 150 anni, rappresentano l’articolazione amministrativa di area vasta che da sempre ha caratterizzato l’organizzazione dello Stato e di tutte le articolazioni delle categorie economiche, sociali, sindacali del nostro Paese.
Ma cosa importa? C’era la necessità di fare in fretta, c’era la necessità di dare il contentino in pasto all’antipolitica per distogliere lo sguardo dai veri centri di spreco che sfuggono al controllo dei cittadini e alimentano il sottobosco della politica e di ciò che vi gravita attorno.
Oggi forse i cittadini si stanno rendendo conto che altre sono le centrali di sperpero autorizzato, e non le province e i comuni che, pur non avendo fondi a disposizione, oppongono una strenua resistenza che sta alleggerendo, in un contesto di estrema difficoltà, il forte disagio delle famiglie e dei territori.
E’ giunto il momento per la politica di dimostrare se agisce in linea alle esigenze del Paese reale o se ancora insegue dubbie e infondate illusioni. E’ giunto il momento che alla necessità di efficienza corrisponda una reale trasparenza che non può certo essere garantita con una legge di riordino delle province, con la trasformazione di esse in enti di secondo livello, con i continui e forsennati tagli ai baluardi della democrazia, alle sentinelle del territorio che sono i Comuni.
E’ giunto il momento di dimostrare senso di responsabilità e non continuare nel gioco al massacro di scagliare l’onere dei costi della politica sulle istituzioni province e sui comuni. I costi sono ben altri come stiamo vedendo… e bisognerebbe evitare di perseverare nel non dare conto del modo in cui viene impiegato il fiume di soldi dei contribuenti. Basta con questa finanza allegra e con le incontrollate appropriazioni.
Riscopriamo il senso della passione civile, fugando la percezione d’inutilità e di frustrazione che oggi può provare nel nostro paese chi amministra con passione vera.
Diamo una risposta concreta a chi non crede più nella politica e a chi ancora non ha perso la speranza nella Politica. Quella vera, quella fatta solo ed esclusivamente al servizio delle comunità e dei territori. Quella che ti abbatte, nella morale e nel fisico, quando dopo ore ed ore di incessanti riunioni non ti fa intravedere una possibile soluzione e quella che, per contro, ti fa rientrare a casa con aria sbarazzina e soddisfatta quando uno, uno soltanto, dei mille problemi sul tavolo vede la luce all’orizzonte.
E’ una bella sensazione sentirsi protagonisti attivi di un piccolo cambiamento, di una soluzione che allevia l’esistenza di persone alle quali oggi, più che mai, la politica, quella vera, dovrebbe migliorare la vita dedicando anima e corpo alla ricerca di spiragli di luce in un quadro buio che non fa sperare.
Federico Grattarola
