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Fare 27 ore o 30 non è la stessa cosa…

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Scuola primaria Silvio Canevari

Riceviamo e pubblichiamo – Credo che si sia creato un equivoco di fondo: i genitori che invocano le trenta ore settimanali di scuola per i bambini della scuola primaria lo fanno perché danno grande valore alla professionalità della scuola.

Le virgolette non sono ironiche ma sottolineano la definizione che diamo al personale della scuola: i docenti e il dirigente, che noi definiamo professionisti della scuola, hanno operato una scelta che non abbiamo ancora visto giustificata in termini pedagogici e didattici, magari con una riunione interlocutoria con i genitori.

Non credo che l’organizzazione oraria sia una decisione banale.

Come ci spieghiamo che per anni la scuola Canevari non ha offerto la “settimana corta” (virgolette non ironiche ma che indicano una definizione) per la scelta delle trenta ore settimanali?

Chi sostiene che fare 27 ore o 30 sia più o meno uguale, implicitamente dice che quelle tre ore in più passate a scuola con le insegnanti erano ininfluenti. Per noi, invece, erano importantissime e se dobbiamo fare dei tagli, che almeno ci sia una gradualità in questo.

Se dobbiamo comprimere il lavoro, che sia fatto pian piano in modo che alunni e docenti possano abituarsi. Se la scuola con il suo organico non può più sostenere trenta ore per tutte le classi antimeridiane, passiamo a 29 togliendo dieci minuti al giorno, su sei giorni.

Inoltre, se il tempo scuola è distribuito in maniera sopportabile, non servono due giorni di riposo settimanale. “Poco poco, piano piano” (di nuovo le virgolette non ironiche) è a nostro parere il metodo che dà risultati migliori nell’istruzione, nell’educazione e nella formazione in genere, senza generare inutili stress e frustrazioni.

Maria Matilde Coletta

 


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