Riceviamo e pubblichiamo – Chi ha servito per molti anni il nostro Paese indossando l’uniforme resta militare anche dopo il servizio attivo, gioendo e soffrendo, come in servizio, per le vicissitudini che quotidianamente vive la categoria ed in particolare gli uomini dei reparti più esposti nelle missioni disposte dall’Italia e dalle risoluzioni Nato.
Siamo fieri che la nostra proposta di dedicare un giro della macchina di santa Rosa la sera del 3 settembre, abbia fatto parlare nuovamente dei marò detenuti ingiustamente in India e, a nostro avviso, tenuti eccessivamente in ombra negli ultimi mesi di prigionia.
Ringraziamo Giorgio Prinzi amministratore del gruppo “Riportiamo a casa i due militari prigionieri” per aver ricordato, con la nobiltà d’intenti e di linguaggio che contraddistinguono l’essere militare, nonché il rispetto e le attenzioni che noi militari riserviamo ai figli della nostra patria, le ragioni che stiamo sostenendo affinché i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, prigionieri in India dal febbraio scorso, tornino al più presto tra di noi.
E, superato felicemente il trasporto della macchina di santa Rosa, ricordando alcuni commenti pubblicati dalla stampa locale, ringraziamo anche coloro (due casi isolati) che con i loro interventi, seppur contrari al nostro spirito patriottico in quanto mirati a diffondere un messaggio anti militarista, uno, e mettersi banalmente in mostra, l’altro, hanno di fatto contribuito a riportare alla ribalta una storia che doveva essere risolta dal nostro Paese e dalle Nazioni Unite nel giro di poche ore.
Così come avrebbe fatto qualche nostro più potente alleato. La nostra iniziativa, pertanto, è stata considerata lodevole da chi doveva essere ritenuta tale, e questo ci lascia serenamente pensare che sia a Viterbo sia in Italia, la maggioranza delle persone hanno un cuore e una capacità consequenziale di intendere ed agire e, non per ultimo, di saper rispettare anziché odiare.
Apprendiamo con palese soddisfazione che i legali dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il 28 scorso hanno concluso davanti alla corte suprema del Kerala l’illustrazione della tesi difensiva dei nostri due marinai, illustrando che i soldati, in navigazione in acque contigue all’India e non territoriali, hanno sparato mentre erano in acque internazionali (quindi inesistenza di una giurisdizione indiana in quanto le leggi indiane sono sottoposte alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le: United Nations Convention on the Law of the Sea, a cui hanno aderito anche Italia e India) e che i marò godevano, al momento dell’incidente, di una immunità totale in quanto, nell’esercizio delle loro funzioni, dovevano proteggere la nave loro affidata.
Ora si attende con trepidazione, ma con fiducia, di conoscere l’esito degli interventi degli avvocati dello stato indiano e di quello del Kerala sperando ancora una volta di poter riportare presto i nostri impeccabili e coraggiosi marò all’affetto delle loro famiglie e al servizio del nostro Paese.
Nel frattempo anche il senatore della Lega Nord e vicepresidente della commissione Difesa Giovanni Torri, rincara la dose: “E’ inutile girarci intorno, e bisogna che gli indiani se lo mettano bene in testa: Massimiliano La Torre e Salvatore Girone godevano di immunità totale poiché svolgevano la funzione di protezione della nave Enrica Leixe.
Torri, citando l’art 97 della Convenzione Onu sul diritto del mare (Unclos) e ricordando che la nave si trovava a 20 miglia dalle coste indiane, ribadisce il concetto che un eventuale processo nei confronti dei due marò spetta al nostro Paese, concludendo ragionevolmente che: “Eventuali decisioni in contrasto non potrebbero che essere interpretate come strumentali e lesive del diritto internazionale che costituisce il fondamento dei rapporti tra gli Stati e la convivenza tra i popoli”. In India si ostinano per oscure ragioni a pensarla diversamente e a giorni ci sarà la sentenza.
Lega Federalista