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Marini può cedere o… cedere

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Giulio Marini in conferenza

Giulio Marini in conferenza

– La porta dell’ufficio di Giulio Marini rimane aperta per venti giorni a chi nella (ex) maggioranza ha proposte per ricucire gli strappi. Lo ha detto il sindaco dopo essersi dimesso (video: Marini: Ecco perché mi sono dimesso).

La legge prevede il termine temporale entro cui il primo cittadino può tornare sui suoi passi. Ma vista l’aria che tira a palazzo dei Priori è più probabile che inciampi.

E’ vero che accanto alla parola dimissioni Giulio Marini non ha aggiunto l’aggettivo irrevocabili, ma è molto più probabile che al ventunesimo giorno la porta si apra al commissario per i prossimi sei mesi.

La politica in generale e Marini in particolare hanno abituato a sorprese e a non dare mai nulla per scontato. Ma tra il sindaco e quei sette consiglieri, che gli hanno fatto mancare i voti al bilancio di previsione, è un dialogo tra sordi.

Il primo cittadino difende le sue scelte, ribadisce d’essere venuto incontro ad Alleanza nel Pdl (Fracassini, Bracaglia e Marcucci) e alla Destra (Federici, Turchetti e Simoncini). Volevano la giunta a sei? Lui ha chiesto a tutti di rinunciare ai compensi.

Così il sindaco ha ottenuto un doppio risultato: un risparmio maggiore e non solo: “Non è il problema del costo per gli emolumenti – ha detto ieri – se anche a costo zero sono troppi. E nemmeno che ci sia attaccamento al potere mi pare il problema. Mi sono dimesso e di conseguenza anche gli assessori”.

Come dire, chiedere di portare a sei la giunta è una scusa. Dietro c’è dell’altro. Quindi si rimane a dieci.

Muro contro muro. Perché tanto Fracassini (Alleanza per Viterbo), quanto Scaramuccia (La Destra) danno i numeri, ma sono sempre quelli. La giunta va portata a sei.

“Con le dimissioni – spiega Fracassini – il sindaco ha azzerato la giunta. Adesso può nominare chi crede, pure chi ne faceva parte, a noi non interessa entrarci. Basta che sia ridotta a sei”.

E Andrea Scaramuccia ribadisce: “Le proposte le abbiamo presentate, adesso sta al sindaco trarre le giuste conseguenze”. E’ tutto in mano sua. “Marini se vuole – dice ancora Scaramuccia – può andare avanti tranquillamente”. Avendo due scelte: cedere o cedere.

Oltre agli assessori c’è il versante riduzione Imu. In conferenza stampa il primo cittadino ha citato Frosinone e Latina, dove per la seconda casa si va oltre il 10 per mille. “E non vi dico – ha spiegato il sindaco – che cosa hanno detto gli amministratori locali con cui ho parlato, di chi a Viterbo protesta perché è sopra il nove”. C’è chi sta peggio, ma l’argomento non attacca.

“Cosa facciano queste due città non m’interessa proprio – commenta Antonio Fracassini – ce ne sono altre che l’hanno stabilita al sette per mille, esempi se ne possono fare molti.

Noi tagliando spese in modo oculato possiamo far pesare meno ai cittadini quest’odiosa tassa”.

Quei decimali tolti dal sindaco con il suo emendamento bocciato sono poca cosa.

Poi c’è tutto il fronte legato alla partecipazione in fase di stesura del bilancio, reclamato da Bracaglia, Fracassini e Marcucci.

Altro ostacolo per ritrovare una maggioranza dai numeri risicati, considerando che al bilancio ha detto no anche il presidente Gabbianelli e Moltoni, quest’ultimo ormai ben lontano dal Pdl.

Vie d’uscita non se ne vedono. Solo quella d’emergenza. A meno che non si verifichi una condizione: qualcuno, da una parte o dall’altra si rimangi tutto o quasi, “salvando” il comune dall’arrivo del commissario. E rimettendoci la faccia.

A sei mesi dal voto, non è esattamente una mossa da grande stratega politico. Dando per scontato che a Viterbo ce ne siano.

Giuseppe Ferlicca


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