– Fino al 31 ottobre il Comune non scuce un euro.
Con il bilancio di previsione non approvato e uno sforamento del patto di stabilita per cinque milioni e 743mila euro senza l’aiuto della Regione, per le casse comunali è tempo di vacche magrissime e il ragioniere capo Stefano Quintarelli corre ai ripari, scrivendo tra gli altri al sindaco Marini e agli assessori Russo e Muroni.
“Salvo diverse disposizioni da parte del consiglio o della giunta – spiega nella lettera Quintarelli – questo servizio finanziario non autorizza l’emissione di ordinativi di pagamento su ogni e qualunque tipologia di spesa con natura d’investimento, fino al 31 ottobre”.
Entro quella data si saprà se dalla Regione arriveranno quattro milioni e 900mila euro in base al patto di stabilità regionale, in base al quale, i comuni virtuosi cedono ad altri quote.
Fino ad allora, la situazione si fa seria. “Spese che hanno natura d’investimento – spiega il vice capogruppo Pd Alvaro Ricci – come avanzamenti di lavori o asfaltatura, sono bloccati.
Siamo fuori dal patto di stabilità e se non arriva un aiuto regionale, tutto si complica”.
Ad auto aiutarsi il comune ci ha provato più volte, inutilmente. Mettendo sul mercato pezzi del suo patrimonio immobiliare, nel tentativo di fare cassa. Invano.
“Per quanto attiene gli incassi derivanti dalle alienazioni – sottolinea Quintarelli nel documento – il ripetersi di procedure d’asta per pubblica evidenza che determinano l’assenza d’offerte, lascia ormai presagire, con sufficiente certezza, che difficilmente entro il termine dell’esercizio finanziario si possano attendere rilevanti flussi finanziari da questa tipologia di risorsa, utili a un riequilibrio del disavanzo potenziale del patto di stabilità”. C’è la crisi, nessuno compra.
“Mentre giocano – continua Ricci – la nave affonda. Se non si mettono in piedi procedimenti per attirare investimenti privati non si va da nessuna parte. Invece le terme Inps stanno ancora lì, così il piano regolatore: fermo e della valorizzazione vera degli immobili chi ne sa nulla?
Soldi pubblici non ci sono più, ci si deve attrezzare diversamente. Siamo al fallimento di un’azione politica che non è solo dell’ultimo anno”.
Tutt’altro che ottimista sull’arrivo di fondi da altri enti, lo è anche il ragioniere capo Stefano Quintarelli.
“Per gli incassi da Stato, Regione e altri enti – si legge nella lettera di Quintarelli – il particolare contesto finanziario generale e la ormai cronica difficoltà finanziaria che nello specifico interessa la Regione Lazio, difficilmente consentono di poter effettuare proiezioni ottimistiche”. Quindi si stringe la cinghia, fino al 31 ottobre. Nella migliore delle ipotesi.
Giuseppe Ferlicca
