– Macchina del fango, capitolo secondo.
La polizia stradale è tornata a perquisire la redazione del giornalista Paolo Gianlorenzo.
Dopo il blitz nella sede dell’Opinione a marzo, gli agenti hanno setacciato ieri sera l’ufficio di via Piave, redazione di un giornale viterbese attualmente diretto da Gianlorenzo.
La perquisizione, disposta dal pm di Viterbo Massimiliano Siddi, è scattata alle 19 di venerdì. Nell’ufficio c’era solo Gianlorenzo.
Gli agenti, trattenutisi nell’ufficio per tre ore, si sono presentati con un decreto di sequestro firmato dal sostituto procuratore, che indaga sul giornalista per tentata estorsione, corruzione, falso materiale, truffa e detenzione abusiva di arma. L’indagine è sempre quella sulla macchina del fango a danno di politici come Piero Camilli e Francesco Battistoni. La novità è la pubblicazione, sul quotidiano di Gianlorenzo, di parte di quel dossier diffuso da Franco Fiorito, ex capogruppo Pdl alla Pisana, contro il suo successore Battistoni.
Proprio quello avrebbero cercato gli investigatori nella redazione di via Piave. Carte e fatture, inserite nel dossier, che documenterebbero le spese del gruppo consiliare di Battistoni. Ma le cifre, stando alla nota inviata ieri dai legali del capogruppo Pdl, “risultano palesemente contraffatte”. Proprio per questo, Battistoni ha sporto denuncia.
Dagli uffici del giornale di Gianlorenzo, i poliziotti sono usciti con cinquanta pagine di quel dossier. “Cercavano gli originali, ma hanno trovato solo delle copie – spiega l’avvocato Massimo Meloni, che assiste il giornalista insieme a Carlo Taormina -. Tutto si è svolto in un clima di assoluta tranquillità. Subito dopo hanno fatto un sopralluogo-lampo anche in casa di Gianlorenzo, ma senza sequestrare alcunché”.
Meloni e Taormina si sono accordati con gli inquirenti, giorni fa, per fissare un interrogatorio del giornalista a breve, nell’ambito di entrambe le indagini sulle due macchine del fango. Quella viterbese, a danno soprattutto di Battistoni e Camilli e quella civitavecchiese, contro l’attuale sindaco Pietro Tidei.
Gli avvocati dovranno valutare, a questo punto, se chiedere o meno il dissequestro dei documenti ai giudici del Riesame.


