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Poggio di Sermugnano, condotti importanti scavi archeologici

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– Con il sostegno dell’amministrazione comunale di Castiglione in Teverina, la soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria Meridionale e la cattedra di Preistoria e Protostoria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” hanno condotto nel mese di giugno una campagna di scavo archeologico nell’importante insediamento protostorico ed etrusco del Poggio di Sermugnano.

Questa prima indagine – presentata da Maria Letizia Arancio della soprintendenza e dal professor  Marco Piciarelli dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” al convegno tenutosi presso il Museo del vino dal titolo “Alla scoperta di una sconosciuta città etrusca” – ha costituito il punto di partenza per elaborare un organico, pluriennale progetto di ricerca incentrato sull’insediamento e sulla necropoli in cui la soprintendenza e la cattedra di preistoria e protostoria dell’Università di Napoli si avvarranno della partnership di altre importanti istituzioni scientifiche italiane e straniere.

“Soddisfazione ha espresso il sindaco di Castiglione in Teverina Mirco Luzi dichiarando che “questo è l’avvio di un progetto che mira a valorizzare il nostro territorio ricco di risorse archeologiche e che si integra con un più ampio progetto di promozione territoriale che punta sotto l’aspetto tursitico-culturale di valorizzare il connubio Etruschi e vino. Ed è proprio su questo che all’interno del museo del vino di Castiglione in Teverina si sta realizzando un’ intera sala dedicata agli Etruschi e al vino”.

Lo scavo stratigrafico, condotto sulla sommità del pianoro, grazie alla disponibilità dell’Istituto diocesano per il Sostentamento del clero di Viterbo proprietario dei terreni, ha restituito dati di grande interesse per la conoscenza dell’insediamento, della sua articolazione urbanistica e del suo sviluppo cronologico: sono stati rinvenuti elementi strutturali riferibili prevalentemente ad età orientalizzante (VII sec. a.C. circa) come fosse di scarico, un granaio interrato, buche di palo pertinenti a strutture abitative solo in minima parte messe in luce, frammenti di intonaco, piastre di focolare, ceramica da cucina e da mensa, per lo più prodotta localmente ma anche importata dalla Grecia, e inoltre grossi contenitori per derrate e strumenti di uso domestico, come le fusaiole per la filatura della fibre animali e vegetali.

Al contempo, in collaborazione con lo Speleoclub di Orvieto, si è proceduto alla verifica delle numerose strutture funerarie etrusche di età arcaica ubicate sotto l’abitato moderno e ancora ignote alla letteratura archeologica, al fine di avviarne il censimento per acquisire una documentazione indispensabile alla conoscenza della necropoli ed elaborare eventualmente un sistematico programma di indagine.


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