Riceviamo e pubblichiamo – Ho seguito sulle pagine dei giornali e su TusciaWeb due vicende che mi hanno colpito: la situazione del servizio Spdc di Belcolle e del dipartimento di salute mentale, attraverso gli articoli molto composti dei rispettivi direttori Francesco Cro e Alberto Trisolini e la presenza del direttore sanitario della Asl Marina Cerimele , ospite a Miss Italia.
Quello che a prima vista può sembrare un accostamento poco consono un pò come si suol dire” i cavoli a merenda”, costituiscono per me lo spunto per fare delle riflessioni in merito.
La presenza della Cerimele a Montecatini, è stata voluta dalle autrici del libro “C’era una volta un cancro” per il successo ottenuto durante i concerti-aperitivo del Tuscia Opera Festival, per parlare con le ragazze di Miss Italia, della gravissima malattia .
Un concorso che da 73 anni, con successo quasi inalterato convoglia sogni, desideri, aspettative di ragazze giovanissime , mescolandoli abilmente con gli interessi di sponsor, di campagne pubblicitarie voraci, orgogli municipali e regionalistici, ammiccamenti per un futuro dorato nel mondo dello spettacolo, forgiato su antichi ma sempre attualissimi modelli femminili stereotipati ,che tutto basano sul corpo e quasi niente sull’anima .
Quest’anno si è cercato di dare al concorso un’impronta di beneficenza, un’agenzia di collocamento o iniziative di sostegno per la salute e i diritti dei cittadini forse per dare un po’ di parvenza umanitaria .
E’ proprio qui che mi voglio riallacciare ai problemi della salute del corpo e della mente; a Montecatini si è parlato con le ragazze del cancro, una malattia devastante del corpo e dell’anima , quando oggi c’è un’altra altrettanto insidiosa e diffusa : la depressione che a differenza della prima aggredisce l’anima e poi il corpo, colpisce soprattutto i giovani: ragazze e ragazzi, il male del presente e del futuro,di quel futuro che non c’è, che diventa sempre più incerto, senza sogni , perché non c’è il lavoro e senza il lavoro non c’ è la possibilità di sentirsi utili e perché il lavoro e l’amore verso di esso , è la base su cui fondare la propria felicità .
I numeri parlano chiaro, la disoccupazione, la precarietà sono altissime ed in continuo aumento, soprattutto tra i giovani ed ancor più se donne e non perché sono bamboccioni o sfigati , ma perchè la crescita economica e sociale non c’è e né si intravede .
Perché si attacca il servizio Spdc, un servizio che a Viterbo c’è, funziona, è attivo 24 ore su 24 , dà sicurezza, sa accogliere, contenere e rimettere fuori da quelle mura tanti pazienti in breve tempo e portato avanti con dedizione da operatori e operatrici bravi professionalmente ?
Il problema è sicuramente culturale, perché nei confronti del disagio mentale ci sono troppi pregiudizi, mentalità incrostate da superare, barriere da abbattere, perché oggi si continua a dare più peso al corpo e non all’anima anche nella malattia .
Se è vero che si può vincere il cancro oltre che con le cure, con la forza d’animo, questo deve spingere la politica ad investire di più sui servizi di salute mentale , perché lo stesso principio deve valere per le malattie della mente .
La psicoanalisi ce lo insegna che si può guarire, insieme al sostegno farmacologico e sicuramente
è stata proprio la psicoanalisi la più grande rivoluzione scientifica e culturale del XX secolo .
Ho sentito nell’assise di fine luglio, promossa dalla Cgil sulla spending review, che i locali del Spdc sono troppo angusti, affollati ed allora la dobbiamo dire tutta sino in fondo , perché è noto che alcuni locali del Spdc sono stati dovuti cedere all’oncologia .
Sinceramente con tutta la mia esperienza personale e politica , non riesco a capire sino in fondo cosa ci possa essere dietro a questo attacco , considerato che le cose stanno come hanno ampiamente descritto Trisolini ed Cro; spero che ancora una volta non si voglia consumare su servizi così delicati qualcosa che con la salute di questi utenti non ha niente a che fare.
Anna Maria Meaccini
