Riceviamo e pubblichiamo – I vergognosi e scandalosi episodi di corruzione che stanno venendo a galla in questi giorni, hanno prodotto un ipocrita desiderio di accelerare l’iter della legge anticorruzione da parte di tutti i partiti di qualsiasi schieramento.
Coloro, tra i cittadini, che ancora sono soliti usare il proprio cervello e, conseguentemente, pesare le parole e giudicare, senza condizionamento alcuno, l’operato dei parlamentari, si chiedono: non sono forse i corrotti di oggi, gli uomini della seconda repubblica che doveva risorgere purificata e immacolata dagli scandali della prima?
Ci si chiede, poi, come potrebbe essere possibile che i provvedimenti anticorruzione vengano approvati dagli stessi corrotti, con il rischio di farsi male da soli.
L’interrogativo che toglie il sonno agli onesti è perché ci sia bisogno di una legge anticorruzione per ricordare a questi indegni che non si ruba il denaro pubblico e non lo si utilizza per scopi personali o per foraggiare il proprio indotto elettorale con lo scopo di garantirsi quei voti necessari per essere nuovamente rieletti.
Esistono principi etici insiti in tutti noi che guidano le nostre azioni, o almeno dovrebbero, considerati i quotidiani scandali ad opera e del centrodesta e del centrosinistra. Tutti, in questi giorni, auspicano il risanamento morale e l’esigenza della nascita di una terza repubblica, sicuramente inutile se attuata con l’eventuale presenza di fantocci prestanome degli uomini della seconda, i quali devono avere bene in mente la celebre frase pronunciata da Tancredi nel romanzo “Il Gattopardo”: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, alla quale, però, il principe di Salina aggiunge: “e dopo sarà diverso, ma peggiore”.
E purtroppo la nostra storia politica degli ultimi decenni ci confermano che questa è la dura, ma pura verità. Perciò non ci si affanni a rincorrere una terza repubblica, ci si organizzi piuttosto per mandare a casa l’attuale classe politica, ma ad opera di un capopolo e non di un Montezemolo o simili, uomini della finanza, dei poteri forti, delle banche, delle classi privilegiate, i quali non conoscono la realtà dei comuni cittadini, proprio perché vivono in un altro mondo parallelo.
E’ dal popolo, dagli onesti, da coloro che si guadagnano da vivere lavorando, che non rubano e insegnano ai propri figli a non farlo, dalla classe colta, da uno di quei “cervelli” fuggito all’estero per trovare un’occupazione, che deve emergere colui o colei che potrà porre fine a questo scandaloso sistema cha da sessanta anni affligge il nostro Paese.
Danila Annesi
Coordinatrice provinciale di Lega Italia
