– Se è vero, come è vero, che le strade di Viterbo sono lerce e se è vero, come è vero, che i sacchetti dell’immondizia fanno bella mostra di sé ventiquattro ore al giorno un po’ in tutti gli angoli della città (e ancora di più quando partirà la raccolta differenziata anche nelle ultime zone del nostro comune non ancora raggiunte dal servizio), non credo che la colpa sia da imputarsi al servizio di nettezza urbana, che avrà anche le sue pecche, ma fa il suo lavoro nei modi e nei tempi stabiliti dai turni e dalle difficoltà finanziarie.
Credo che la maggiore responsabilità sia da imputare anzitutto a quei concittadini che, come mi è già capitato di dire in passato, sembrano non volersi render conto che la città non è una perpetua discarica di rifiuti, che esistono turni per la raccolta differenziata e cestini dell’immondizia e che, come i nostri genitori insegnavano, se non ci fosse un cestino in vista le cartacce van messe in tasca in attesa di trovarne uno disponibile.
Certo, un maggiore controllo da parte dell’amministrazione e una maggiore fermezza nel multare chi trasgredisce sarebbero auspicabili, ma non credo si possa pretendere che i nostri vigili urbani si mettano a fare le ronde anti-zozzone, anche in considerazione del fatto che dall’una e mezza alle quattro del pomeriggio e dopo le otto di sera raramente se ne vede uno in circolazione (immagino che anche loro abbiano orari e turni, come tutti) e quindi la città, in questi lassi di tempo, resta affidata alla responsabilità di chi la abita.
Forse la parola chiave che dovremmo riscoprire tutti è proprio questa: responsabilità.
“Tu sei responsabile della tua rosa” diceva la volpe al piccolo principe. Se rileggiamo questa illuminante fiaba per ragazzi, ci rendiamo immediatamente conto che è proprio il rendersi responsabile di qualcosa o di qualcuno che rende speciale questo qualcosa o questo qualcuno.
Temo, a guardarmi intorno, che per certi viterbesi la propria città non sia qualcosa di speciale, ma semplicemente un contenitore dove vivere e di cui altri si prenderanno cura perché “è per questo che paghiamo le tasse”, e la mentalità diffusa è che “ce deve pensa’ il comune”.
La crisi che stiamo attraversando, credo, dovrebbe invece invitarci a rivedere questo modo di pensare: il comune come pure lo Stato versano in acque pessime, e cara grazia quando riescono a garantire i servizi essenziali.
Senza contare che, temo, se il comune decidesse di assumere un centinaio di ausiliari della nettezza urbana con delega a multare, molti (me incluso) si lamenterebbero di esser finiti di fatto all’interno di uno stato di polizia, mentre mi illudo ancora di vivere in un paese formato da cittadini adulti che non hanno bisogno dello spauracchio della sanzione amministrativa per fare quello che, in fondo, sarebbe il loro dovere.
Dimentichiamoci dunque di delegare ad altri certe nostre piccole responsabilità e lasciamo che la crisi ci insegni la collaborazione: mantenere Viterbo pulita dopo il passaggio dei mezzi della nettezza urbana è principalmente una nostra responsabilità.
E a proposito di responsabilità: è anche nostra responsabilità non parcheggiare in seconda fila, nei posti riservati ai portatori di handicap o sopra i marciapiedi, come pure è nostra responsabilità prenderci direttamente cura delle cose della nostra città che ci stanno a cuore.
Lamentarsi è certo liberatorio e indice di libertà di pensiero; fare qualcosa di concreto per migliorare la nostra situazione è indice di maturità, di disponibilità alla collaborazione, di voglia di costruire insieme un futuro migliore. Basterebbe rispettare i turni della raccolta differenziata e, fermo restando che non è il nostro lavoro, magari anche tirar su una cartaccia al giorno da terra e buttarla in un cestino invece di aspettare che qualcuno pulisca.
Sessantamila abitanti, sessantamila cartacce sparite.
Perfino quando andiamo a cena da amici, se non siamo completamente beceri, alla fine della serata ci viene spontaneo dire “vuoi una mano per lavare i piatti?“: perché non applichiamo le stesse basilari regole di buona educazione per la nostra casa comune?
Si tratta soltanto di fare piccoli gesti quotidiani e correggere certe vecchie deprecabili abitudini.
Sforziamoci tutti insieme di essere cittadini migliori, e se abbiamo il dente avvelenato (spesso a ragione) nei confronti dei nostri politici, dimostriamo coi fatti di esser migliori di chi ci governa: ne trarremo beneficio noi per primi, e poi la nostra città.
Alfonso Antoniozzi
