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“Sento mia questa antica tradizione…”

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Al centro Arturo Vittori

–  Carattere schivo e riservato, serio e rigoroso sul lavoro, Arturo Vittori, ideatore insieme al collega Andreas Voegler di Fiore del Cielo, il giorno dopo il quarto trasporto si racconta a Tusciaweb, spiegando le difficoltà degli ultimi anni e ribadendo il suo legame col territorio e con la tradizione di Santa Rosa.

Si ricorda ancora quando suo padre lo portava in braccio a vedere il passaggio, poi si è realizzato il sogno di idearne una, ma nel tempo, da viterbese è sembrato essere tra tutti gli ideatori il meno viterbese. Un po’ distante, assente in alcune occasioni. E’ qualcosa in più di una semplice impressione.

“Forse perché le cose sono iniziate in modo diverso – spiega Vittori -. Sono sempre stato molto interessato a conoscere dall’interno la tradizione legata a Santa Rosa, la sento mia. Mi sono messo in prima linea, poi il secondo anno ci sono stati diversi problemi, non ho nemmeno sfilato sotto la Macchina.

Il terzo anno e questo la situazione è migliorata. Ci siamo perfettamente integrati nelle diverse sfaccettature.

Il trasporto è il clou, ma dietro c’è tanto altro. Ricordo il primo anno di non avere saltato nemmeno un appuntamento. Non mi nascondo i problemi che ci sono stati, ma quello che conta è il lavoro che ho fatto e credo d’averlo svolto bene.

In più circostanze abbiamo dato il massimo che c’è stato consentito. Poi io sono una persona operativa, mi piace impegnarmi, essere coinvolto. Non sono molto da passerella”.

Qual è il suo rapporto con Viterbo? “Sono molto legato a questa terra, dove ho deciso di tornare a vivere. Dal 2006 sto a Bomarzo, il posto che ho scelto dopo tanti anni all’estero per lavoro in città importanti.

Questo è il messaggio più chiaro di quanto io mi senta legato a questa terra, di cui la tradizione di santa Rosa è la più incredibile”.

Quest’anno Fiore del cielo ha sfilato senza modifiche o migliorie, fa anche questo parte della tradizione, i viterbesi se lo aspettano, la stampa cerca di capire in anticipo cosa ci sarà di nuovo, ma dal comune hanno fatto sapere che di proposte non ne sono arrivate.

“Le abbiamo sempre fatte – prosegue Vittori – fin dall’inizio abbiamo detto che questa è una struttura in evoluzione, anno per anno. La lista di quello da fare è già pronta dal 2009, presentata sempre ogni anno.

Modifiche devono esserci, per interessare ed emozionare il pubblico. Come sempre noi abbiamo presentato proposte e budget, siamo dispiaciuti che non sia stato possibile, ma confidiamo nel prossimo anno”.

Impressioni sul quarto trasporto di Fiore del cielo? “Tutto si è svolto mi pare senza problemi o imprevisti – continua Vittori –. Personalmente ho registrato meno tensioni rispetto agli altri anni, in un clima di rilassatezza. Siamo riusciti a godere di più dell’evento”.

Ha avuto l’occasione di conoscere dallo scorso anno Contaldo Cesarini. “Una persona splendida, è stato un piacere tornare sotto la macchina anche per la sua presenza.

Scendendo da San Sisto, a un certo punto mi ha preso a braccetto portandomi dentro il cordone e dicendomi di guardare Fiore del cielo, era il mio momento e mi dovevo divertire.

Passando incitava il pubblico che rispondeva. Mi ha trasmesso la sua passione, che è enorme. Personaggi come lui rappresentano la storia e la tradizione. Sono contento d’averlo conosciuto peccato non sia avvenuto fin dall’inizio”.

E l’altro costruttore, Fiorillo? “Lui lo conosco dal primo anno, si occupava del montaggio e dei mezzi di sollevamento, una persona molto seria e professionale, ricordo tutto il tempo che anche lui passava al cantiere”.

Coi Facchini come va? Di Fiore del cielo dicono che si porta abbastanza bene. “Mi fa piacere – prosegue Vittori – perché il progetto è partito proprio coinvolgendoli, per rispondere al meglio alle loro esigenze.

La portabilità è molto complessa, non è materia trattata scientificamente, sono impressioni tramandate di persona in persona. C’è stata collaborazione anche per il progetto della base. Poi qualche problema nel corso del primo anno, ma quello che conta e che io ho sempre fatto è stato portare a termine un lavoro che agevolasse a sua volta il loro. A me compete progettare e a loro portare la macchina”.

Il prossimo sarà il quinto e in teoria l’ultimo per Fiore dei cielo, ma chi può dirlo, coi tempi che corrono e i soldi che non scorrono, non è escluso che la durata possa allungarsi.

“Questo non lo so. Ma siamo pronti da progettisti a sviluppare ancora di più l’idea, fare ciò che avevamo in mente. L’esperienza mi ha insegnato come il pubblico percepisce la macchina.

Anzi, mi piacerebbe spiegare ai viterbesi, raccontare cosa c’è dietro. Lo sviluppo, la progettazione di una cosa tanto speciale alla città.

Vorrei poter dire a tutti cosa c’è dietro e il perché del progetto”.

Giuseppe Ferlicca

 


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