Riceviamo e pubblichiamo – Viterbo, lunedì 10 settembre, ore 10. È il primo giorno di scuola per tantissimi studenti.
Alla scuola dell’infanzia di San Sisto, decine di bambini, attendono l’apertura del portone d’ingresso.
Per molti c’è la gioia di ritrovarsi dopo quasi tre mesi di vacanze: saltano eccitati tra i gradini del sagrato della chiesa e si rincorrono tra le auto in sosta. Per altri, invece, è un momento tristissimo e si accartocciano tra le gambe di mamma e papà, quasi a volersi nascondere.
Finalmente il portone si apre. È il turno dei “veterani”, i “grandi”: i bambini di cinque anni.
Stringono la mano al loro genitore che li guida verso l’ingresso. Il loro cuore ora batte forte, ma dura solo qualche attimo: il tempo di incontrare l’abbraccio della maestra, che sembra essere rimasta lì tutta l’estate ad attenderli.
Si guardano intorno per cogliere qualche novità, magari un nuovo gioco.
E’ già arrivato il momento di separarsi da mamma e papà, almeno per qualche ora.
L’estate è veramente finita.
Alla spicciolata entrano anche i più piccoli, mentre qualche genitore osserva nervosamente l’orologio: si sta facendo tardi e c’è da tornare al lavoro.
All’uscita della scuola, si sente un gran fischiare.
Inconfondibili nelle loro immacolate camicie bianche, che spiccano sui pantaloni blu, sono giunti anche i vigili urbani a suggellare questo importante momento, il più importante dell’anno per bambini e genitori.
Servizio d’ordine per facilitare l’attraversamento della strada? O per far defluire il traffico in via Garibaldi? Niente di tutto questo: sono arrivati puntuali per multare le auto che non sono rigorosamente tra le strisce blu, o sono momentaneamente parcheggiate davanti alla chiesa, tanto più che il cantiere per lo smontaggio dell’impalcatura della Macchina di S. Rosa ha tolto una decina di posti auto.
E a nulla serve chiedere di pazientare qualche minuto, giusto il tempo per i genitori di sistemare gli zaini e salutare i loro figli, in alcuni casi in lacrime. Anzi la risposta è del tipo: “Lei dove ha parcheggiato l’auto? Allora si faccia i fatti suoi!”. Una mamma implora: “Un po’ di umanità…”. La risposta dell’uomo in uniforme non ammette repliche: “Io non sono umano. Io devo fare il mio lavoro”.
Alle 13, l’ora della chiusura della scuola, la scena si ripete: insieme alle auto dei genitori sono tornati i vigili, puntualissimi, e via altre multe.
A volte basterebbe un po’ di buon senso o semplicemente ricordarsi di essere stati bambini.
Arianna Cerocchi
genitore della scuola d’Infanzia di San Sisto
