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– “Fiorito ha divulgato le fatture vere, non false. Quelle, non sappiamo proprio da dove provengono”.
Per l’avvocato Carlo Taormina, la posizione di Fiorito nella vicenda delle fatture liquidate dal gruppo regionale Pdl, è ormai chiara (fotocronaca * fotocronaca2 * video: Fiorito: Non so nulla di fatture false * Fiorito inseguito da Staffelli di Striscia).
Dopo quattro ore a colloquio con il pm di Viterbo Massimiliano Siddi, all’ex capogruppo resta ben poco da spiegare. O almeno così ritiene il suo legale. “Per noi la questione è chiusa – afferma Taormina -. Abbiamo risposto a tutte le domande. La procura di Viterbo ha esaminato le fatture da noi depositate alla procura di Roma e ha constatato che sono diverse da quelle pubblicate a livello locale. Quindi, se c’è stata falsificazione, non ne è responsabile Fiorito. Escludo anche ulteriori convocazioni da parte degli inquirenti, perché tutto quello che c’era da dire lo abbiamo detto”.
Fiorito è entrato nella procura di via Falcone e Borsellino alle 12 e ne è uscito alle 15,40. Dopo oltre tre ore e mezza davanti al pm Siddi e al procuratore capo Alberto Pazienti.
Anche ai cronisti, accalcati all’ingresso del tribunale, Fiorito ha ripetuto il suo mantra: “Non c’entro niente con le fatture false. Ho portato agli inquirenti gli originali”.
Se c’è qualcuno che dovrà dare qualche spiegazione, secondo Taormina, è Paolo Gianlorenzo. Il giornalista indagato per la macchina del fango ai danni di Francesco Battistoni ha pubblicato quelle fatture sul suo sito web. Almeno dieci sono false, come conferma il pm Siddi. Il giornalista dice di averle avute da Fiorito. Ma Fiorito smentisce. E con lui, l’avvocato Taormina. Che, ironia della sorte, assiste entrambi.
“Gianlorenzo dovrà spiegare perché ha detto questo – dichiara il suo legale Taormina -. A me risulta che non abbia mai incontrato Fiorito. Hanno avuto solo un contatto telefonico il 12 settembre. Gianlorenzo gli ha chiesto le fatture, ma Fiorito non gliele ha date. Come le abbia avute, quindi, proprio non lo so”.
Quello a Fiorito, indagato a Roma per peculato nell’inchiesta sui maxiprelievi dai conti Pdl, non era un interrogatorio. Erano le dichiarazioni spontanee di un testimone, precisa il suo avvocato, sollecitate dal pm Siddi, che ora indaga anche sulle fatture false del dossier Battistoni. Al momento, è stato aperto un fascicolo conoscitivo, senza alcun nome nel registro degli indagati. Il punto di partenza è la pubblicazione di quei documenti sul sito web di Gianlorenzo e le denunce partite da Battistoni e da alcune società per le fatturazioni taroccate.
Sempre Siddi indaga Gianlorenzo per tentata estorsione e corruzione in concorso con Angela Birindelli, assessore regionale all’Agricoltura. L’ipotesi di reato, in pratica, è aver prodotto una serie di articoli velenosi sul successore di Fiorito, il capogruppo Pdl dimissionario Francesco Battistoni. La ricompensa sarebbe stata una delibera di stanziamento di 18mila euro da parte della Birindelli, nemica storica di Battistoni, che, proprio sul giornale di Gianlorenzo, pubblicizzava le iniziative del suo assessorato.
Tra le due inchieste, dunque, c’è più di un punto di contatto: il magistrato che indaga, Battistoni come vittima, Gianlorenzo che lo attacca frontalmente. Ma per Taormina, il nuovo fascicolo è del tutto a sé stante. “Non c’entra assolutamente niente con la vicenda Birindelli. Questa nuova indagine è tutta un’altra cosa”.






