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Una selva di marijuana da tredici quintali

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O.F., uno degli arrestati

O.F., uno degli arrestati

L.G., uno degli arrestati

L.G., uno degli arrestati

Il capitano Cuneo con gli uomini dell'Arma di Tuscania sul posto

Il capitano Cuneo con gli uomini dell'Arma di Tuscania sul posto

La piantagione di cannabis
Alcune piante sequestrate e parte dell'attrezzatura usata per coltivarle ed essiccarle

Alcune piante sequestrate e parte dell'attrezzatura usata per coltivarle ed essiccarle

L'attrezzatura in possesso degli arrestati

L'attrezzatura in possesso degli arrestati

Un momento della conferenza stampa

Un momento della conferenza stampa

Il fucile sequestrato

Il fucile sequestrato

Uno dei militari mostra il fucile sequestrato

Uno dei militari mostra il fucile sequestrato

Il comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo, colonnello Gianluca Dell'Agnello

Il comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo, colonnello Gianluca Dell'Agnello

Il nuovo comandante del Norm, tenente Annarita D'Ambrosio

Il nuovo comandante del Norm, tenente Annarita D'Ambrosio

Il capitano Raffaele Gesmundo, il colonnello Gianluca Dell'Agnello e il nuovo comandante del Norm Annarita D'Ambrosio

Il capitano Raffaele Gesmundo, il colonnello Gianluca Dell'Agnello e il nuovo comandante del Norm Annarita D'Ambrosio

I cellulari sequestrati

I cellulari sequestrati

I coltelli sequestrati

I coltelli sequestrati

(s.m.) – Tredici quintali di marijuana estesi per un ettaro (fotocronaca * video). Un’immensa selva di cannabis in una zona impervia, al confine tra Tuscania e Montalto. Sorvegliata a vista da guardiani armati.

L’hanno scoperta i carabinieri della compagnia di Tuscania, guidati dal capitano Massimo Cuneo.

Due gli arrestati, entrambi coltivatori e custodi della piantagione, nella sperduta località Castel Ghezzo. Sono O.F., 41enne, e L.G., 48enne, allevatori di ovini e guardiani della smisurata distesa di cannabis. Entrambi di origine sarda, hanno precedenti per piccoli reati, ma non per spaccio. Anche questo, faceva dei due degli insospettabili. Oltre al fatto che la piantagione non sorgeva nel loro terreno, ma in quello vicino, di proprietà di un conte romano ignaro di tutto, che lo aveva affittato a due altrettanto ignari tuscanesi.

“E’ uno dei più grossi sequestri di stupefacenti in tutta la provincia di Viterbo – ha spiegato il colonnello Gianluca Dell’Agnello -. Un tesoro economico in grado di fruttare tre chili di marijuana a pianta e un totale di due-tre milioni di euro sul mercato dello spaccio”. Un lavoro da specialisti. Che richiedeva professionalità e attrezzatura adeguata. Ma soprattutto tempo. Una piantagione del genere, con fusti alti anche cinque metri, si coltiva in almeno due anni, secondo i carabinieri.

Il blitz è scattato su segnalazione. Un militare ha fatto un primo sopralluogo fingendosi un fungaiolo. Ha trovato i due guardiani, uno dei quali armato di fucile, che lo hanno cacciato in malo modo.

In due ore, il capitano Cuneo ha organizzato una squadra di trenta uomini pronti per recarsi sul posto. “Quando ci ha visti – ha spiegato il comandante dell’Arma di Tuscania – O.F. ci ha puntato il fucile addosso. Abbiamo sparato dei colpi in aria e sono scappati entrambi. O.F. a piedi, gettando il fucile poco lontano, L.G. su un fuoristrada”. Il primo è stato preso dopo un inseguimento di un chilometro. L’altro si era rifugiato in casa, nel terreno confinante. Entrambi hanno cercato di opporre resistenza, sferrando calci e pugni ai militari – due dei quali rimasti lievemente feriti -, ma alla fine sono stati immobilizzati e portati in caserma.

L’arresto è scattato per detenzione e coltivazione di droga ai fini di spaccio, resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo e alterazione di arma da fuoco. Ma ai due si contestano anche reati ambientali, per l’azione di disboscamento servita per far spazio alla marijuana. Un danno che, al momento, è ancora da quantificare.

Oltre ai due arresti, è scattata anche una denuncia per favoreggiamento e concorso nel traffico di droga per la moglie e la figlia di L.G., al corrente del business messo in piedi dai due pastori sardi.

Le piante, sequestrate insieme a tutto l’occorrente per coltivarle ed essiccarle, sono saranno distrutte. I due restano in carcere a Mammagialla.

L’indagine, intanto, continua a caccia di eventuali complici. “Non escludiamo – spiega il capitano Cuneo – che dietro questa immensa piantagione ci sia la mano di un’importante organizzazione criminale. Nella Tuscia, comunque, un sequestro così imponente di stupefacente non si era mai visto”.

La conferenza è stata anche l’occasione per presentare il nuovo comandante del Nucleo operativo radiomobile di Viterbo Annarita D’Ambrosio.

Il tenente subentra al capitano Giovanni Martufi, ora alla guida dei militari del Nucleo investigativo viterbese.


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