– Niente interrogatorio in aula. La 20enne che accusa lo zio di averla palpeggiata da quando aveva cinque anni non sarà ascoltata in tribunale.
Lo hanno deciso ieri i giudici del tribunale di Viterbo. Il collegio presieduto da Maurizio Pacioni (a latere Eugenio Turco e Rita Cialoni) ha respinto la richiesta della difesa.
L’avvocato Giovanni Bartoletti, che assiste l’imputato, originario di Tuscania, chiedeva di poterla sentire di nuovo e di acquisire la conversazione via chat con cui la giovane, parte civile al processo, rivelò a un’amica di subire le avances dello zio da nove anni. Era il 16 novembre 2006. La ragazza, all’epoca, era poco più che 14enne.
Due anni più tardi, dopo la denuncia e l’arresto dell’uomo per violenza sessuale, la giovane fu ascoltata in sede di incidente probatorio. Proprio per questo la difesa dell’imputato chiedeva che la ragazza tornasse a raccontare le presunte violenze. Ma stavolta in aula. Con la possibilità di un contraddittorio per garantire all’uomo di difendersi e di incalzare la 20enne attraverso il suo legale.
Ma i giudici non lo hanno ritenuto necessario, come anche includere la conversazione via chat nel fascicolo del dibattimento. Quindi hanno tagliato corto, accogliendo le opposizioni del pm Renzo Petroselli e del legale di parte civile Massimo Pistilli.
Quattro i testimoni ascoltati dai giudici. Due coetanei della ragazza, conoscenti dell’imputato, e due collaboratori scolastici, che avrebbero riferito che, spesso, era lo zio ad andare a prendere la nipote. A volte anche su richiesta della ragazzina.
Il processo continua il 19 febbraio, per ultimare l’audizione dei testi della difesa e sentire l’imputato.
