– Pasti precotti per i malati di Belcolle.
I tagli della Regione obbligano la Asl a ridurre i costi per la mensa. Un 20 per cento in meno rispetto al 5 previsto dalla spending review.
A essere compromesso non è soltanto il sevizio offerto ai ricoverati dell’ospedale. Ci sono anche tredici posti di lavoro, tra cuochi e aiuto cuochi, che rischiano di saltare.
I sindacati puntano i piedi e fanno sapere che useranno tutti i mezzi a disposizione per evitare l’irreparabile.
“Il capitolato di appalto della Asl prevede pasti caldi fatti in loco – spiega Carlo Proietti della Filcams Cgil -. Negli ultimi anni c’è stato un calo sensibilissimo dei pasti, si è passati dai 730mila del 2003 su tutta la provincia, ai 440mila di oggi”.
Due, per Proietti, i motivi della riduzione. “Il calo è dovuto alla chiusura di alcuni reparti, anche nei comprensori, e poi al servizio sanitario che non è eccellente e che ha portato molte persone a scegliere di farsi curare in altre regioni come l’Umbria e la Toscana. La gente ha poca fiducia ed è un male per la società”.
A settembre i sindacati avevano aperto con la ditta appaltatrice un contratto di solidarietà per i dipendenti della mensa. La situazione si è aggravata coi tagli della spending review. “Per gli appalti esistenti e in proroga la Regione chiede un taglio del 20 per cento per ridurre i costi. Tradotto: un pasto che prima veniva 17 euro ora viene 14. A fronte di ciò l’azienda non riusciva più a garantire lo stesso servizio ed è per questo che ora i pasti saranno precotti a Pomezia”.
Due le richieste. “Coinvolgeremo le istituzioni per capire come muoverci: vogliamo mantenere il servizio come prevede il capitolato d’appalto e vogliamo tutelare i lavoratori. La spending review è una macelleria sociale e il rischio è che si possano comprimettere anche altri settori come la vigilanza o le pulizie. Non possiamo risparmiare sulla pelle dei cittadini”.
Sulla stessa linea anche Elvira Fatiganti della Uil-Tucs. “La situazione è devastante – afferma la sindacalista -. I tagli stanno investendo non solo i lavoratori, ma anche i cittadini. Per le riduzioni della Regione, la ditta che ha in appalto la mensa di Belcolle non rientra nelle cifre e cucinerà a Pomezia“.
Irreparabili, per la Fatiganti le conseguenze. “Innanzi tutto sono a rischio tredici posti di lavoro, senza pensare alle conseguenze per l’utente. Peggio di così non poteva andare. Non ce l’abbiamo con la Asl che è vittima del sistema. Noi ce l’abbiamo con la Regione Lazio che ha in attesa un appalto scaduto da tre anni. E’ una cosa ignobile”.
I sindacati andranno avanti. “Adotteremo tutte le azioni sindacali a nostra disposizione, coinvolgendo il prefetto che ha subito preso in mano la situazione. Probabilmente proclameremo uno stato di agitazione e insieme alla prefettura cercheremo di fare chiarezza su un’azienda che in questi ultimi tre anni ha dato il peggio di sé. Avevamo anche chiesto un incontro con l’amministratore, ma non ci hanno nemmeno risposto. Solo il prefetto e la Asl ci hanno accolto“.
Per la Fatiganti non possono essere persi altri posti di lavoro. “A rimetterci sono i dipendenti – conclude – e per colpa di chi? Della ditta che non ha fatto le mosse giuste e della Regione Lazio che se ne sta fregando. Bastava fare un nuovo appalto e i risultati sarebbero stati diversi. Vogliamo che tutti vengano a conoscenza che di questa situazione che non può essere accantonata. I sindacati non si fermeranno”.
