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I politici non sono affatto tutti uguali…

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Andrea Marcosano

Andrea Marcosano

Riceviamo e pubblichiamo – Non è un momento facile questo. Siamo praticamente al crollo dell’etica politica e chi questo lavoro lo porta avanti ancora con la forza degli ideali fa fatica a non essere fagocitato nel tritacarne mediatico e sociale.

Le ultime vicende che hanno portato alla debacle dei partiti. Le tristi vicende accadute in quasi tutte le regioni d’Italia ne sono una testimonianza evidente.

Ne consegue che il sentimento dell’antipolitca è sempre più radicato, sta diventando quasi una condizione generale, globale. Il cittadino è diventato molto diffidente nei confronti di chi amministra la cosa pubblica e tende a non fare più alcuna distinzione di ruoli, livelli e posizioni.

Mi capita spesso di sentire espressioni del tipo: siete tutti uguali, consiglieri regionali, provinciali o comunali, tutti uguali; siete dei privilegiati e ve ne approfittate, basta leggere i giornali ogni giorno, c’è sempre uno scandalo.

Ma io non ci sto. Non ci sto a essere messo nel mucchio. Ci sono delle differenze oggettive che ritengo non vadano taciute. Per rimettere la discussione su piani più equilibrati, per invitare a un’analisi che si basi su dati di fatto, per evitare che si continui a fare di tutta l’erba un fascio. Anche in questo modo, ritengo, si combatte il sentimento dell’antipolitica.

Sono un consigliere comunale Pdl del comune di Viterbo e affronto il mio impegno non certo per soldi o chissà per quale altro tipo di profitto materiale. Ci credo. Credo di poter dare un contributo allo sviluppo della mia città. Per questo voglio mettere le cose in chiaro, anche a nome di chi la pensa come me e, meno male, non sono pochi.

Primo punto. Il consigliere comunale, a differenza dei colleghi alla Regione, non percepisce uno stipendio, ma un semplice gettone di presenza a seduta che a Viterbo ammonta a circa 50 euro lordi (tra i più bassi del Lazio) e che, al netto delle imposte, si riduce a 35 euro.

Secondo punto. Per partecipare ai lavori del consiglio o a quello delle commissioni si sottrae almeno metà giornata al proprio lavoro.

Terzo punto. Il consigliere comunale non ha alcun tipo di vitalizio.

Quarto punto. Il consigliere comunale paga di tasca propria le campagne elettorali.

Quinto punto. Il consigliere comunale non riceve rimborsi per le attività sul territorio.

Sesto punto. Il consigliere comunale non ha buoni benzina o altri tipi di benefit. Non ha l’auto blu.

Settimo punto. Il consigliere comunale rischia in proprio in caso di danni erariali provocati da sbagliate valutazioni.

Ottavo punto. Gli unici privilegi, tra virgolette, sono la scheda Sim in dotazione il cui uso è però limitato alle telefonate interne alla rete dell’amministrazione comunale e il permesso per parcheggiare nelle strisce blu.

Alla luce di quanto esposto, dunque, non credo proprio che un consigliere comunale decida di affrontare questa esperienza per fare cassa, per ricavarne un profitto economico personale. A spingerlo, così è per me, è semmai lo spirito di servizio, la passione sociale e civile, la possibilità di mettere in campo le competenze individuali per il bene della città e dei cittadini.

Ho sentito la necessità di mettere su carta questo mio ragionamento, questa riflessione. Affinché possa essere condivisa dalla gente comune, che deve ritornare ad avere fiducia nel consigliere della propria città, quello che ha scelto di eleggere. Le differenze oggettive contano, ancor più ovviamente quelle soggettive, soprattutto alla luce di casi, purtroppo sempre più frequenti, in cui si configura uno sfacciato sperpero di soldi pubblici, e di fronte a quali c’è veramente di che indignarsi.

Andrea Marcosano
Consigliere comunale Pdl di Viterbo

 


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