Riceviamo e pubblichiamo – In attesa che la Corte Costituzionale faccia giustizia dei pasticciati provvedimenti sulle Province, sarebbe bene un sobrio atteggiamento di riflessione, perché dalla legge sull’ordinamento degli enti locali, la n°142/90, 22 anni di elaborazioni, provvedimenti, riforme di riforme e quant’altro prodotto da un sistema normativo instabilmente velleitario, può veramente bastare.
Bene a fatto quindi il presidente Meroi a convocare i sindaci, (chissà perché non anche Anci ed Upi)
Proviamo a restare sull’essenziale e soprattutto a non procedere a pezzi ed a scatti.
Tre livelli istituzionali oltre lo stato, (Regioni, Province, Comuni) sono troppi, come universalmente riconosciuto nell’era di internet? Quello provinciale può essere agevolmente trasformato in una entità funzionale e moderna di secondo grado? Si sta mettendo mano ad un nuovo titolo V della Costituzione?
Bene, ci sono tutte le condizioni per intervenire tenendo conto del quadro generale, a cominciare dalle gestioni associate dei Comuni, obbligatorie per quelli sino a 5000 abitanti, ma opportune per tutti.
Prima cosa quindi togliere dalle componenti della Repubblica di cui all’art.114 l’ente Provincia; poi modificare il Testo Unico degli enti locali prevedendo una forma associativa per servizi a rete e d’area vasta,(acqua, rifiuti, trasporti, banda larga ecc.) che si potrebbe anche continuare a chiamare Provincia, ma che verrà adeguata al ruolo preposto, da deleghe e risorse nazionali e regionali, non sulla base della popolazione e dei KMq, ma da parametri misurabili di efficienza, efficacia, economicità; governata dai Sindaci o loro delegati sulla base di un proprio Statuto e da una legge elettorale magari migliore di quella del governo Monti.
Poche righe quelle di provvedimenti che fondono ed integrano i livelli istituzionali dei Comuni e Province attuali e che chiama in campo le Regioni a costituire il Sistema Regionale delle Autonomie Locali previsto dagli artt. 4 e 5 del Testo unico, rimasti inapplicati e misconosciuti.
Tutto ciò senza sconquassi territoriali, sperimentazioni pericolose, criteri lineari che prescindono dai risultati, come quelli degli abitanti e dei Kmq, e soprattutto senza tenere in conto un quadro d’insieme.
Francesco Chiucchiurlotto
Consigliere nazionale Anci
