– Riceviamo e pubblichiamo – In contrapposizione ai gruppi che in comune pensano a ben altro, Lega federalista prosegue serenamente il suo cammino politico partecipando, con i propri amministratori viterbesi, al convegno “Biogas da biomasse coltivate: i perché del no” che si è tenuto a Capalbio sabato scorso.
Organizzato dal “Comitato no biogas di Capalbio”, l’evento ha visto tra i relatori autorevoli personalità del mondo scientifico italiano e tedesco e, per la parte giuridico normativa, Ferdinando Imposimato e l’avvocato Michele Greco.
La mission dei leghisti viterbesi, Massimo Fattorini e Maurizio Pinna, probabilmente gli unici amministratori del centro destra presenti al convegno, mirava ad apprendere nozioni e testimonianze scientifiche, nonché legislative, per creare la giusta attenzione e informazione sul territorio viterbese, necessaria per impedire che altre scelte politiche scellerate possano compromettere la salvaguardia del nostro ambiente e la salute dei cittadini.
Un appuntamento dove i convenuti trapelavano tutta la loro anima protezionistica a favore del territorio e della salute della gente e degli animali. Numerosi i comitati “No biogas” intervenuti dal centro e dal nord Italia in rappresentanza dei cittadini dove le malsane amministrazioni locali hanno approvato, o sono in procinto di approvare, la realizzazione di centrali biogas.
Lega federalista non si schiera con il no estremo ma è molto cauta a concedere il proprio sì. La Germania ha all’attivo decenni di centrali biogas, e i risultati rappresentati da Helge Bohnel per la Miprolab Gottigen e Uwe Baumert per la Nature and Biodiversity Conservation Union, sono apparsi decisamente disastrosi per il terreno, per le falde acquifere, per gli animali in gran parte scomparsi e, ovviamente, per l’uomo.
La stessa produzione intensiva di mais, necessario in grandi quantità per il funzionamento delle centrali biogas, presumono una corrispondente riduzione delle colture utili all’alimentazione umana. I terreni dove viene coltivato il mais, senza rotazione di colture, non essendo lo stesso mais destinato all’alimentazione umana e dovendo raggiungere grandi produzioni, sono soggetti a un uso massiccio dei prodotti chimici, concimi e pesticidi che inevitabilmente contaminano il suolo, il sottosuolo e le falde acquifere, causando disastrosi mutamenti nell’equilibrio biologico animale fino all’estinzione in loco di numerose specie e conseguente contaminazione dei prodotti alimentari destinati all’alimentazione umana.
Dall’altro canto, però, Federico Valerio dell’istituto per la ricerca sul cancro di Genova – dipartimento Epidemiologia e prevenzione SS chimica ambientale, ha attenuato il tono disastroso, convenendo sulla teoria che il principio di trasformazione dei rifiuti derivanti dalle deiezioni zootecniche degli allevamenti avicoli, bovini, suini, dagli scarti vegetali dell’agricoltura, dagli scarti di lavorazione delle carni e dell’industria agroalimentare, attuato con le centrali a biogas, se correttamente progettate, gestite, controllate e soprattutto proporzionate alle reali necessità dell’azienda agricola o produttiva che vorrebbe ottenere per se, dai propri rifiuti, energia biogas, biometano e biofertilizzante, teoricamente potrebbe ridurre sul territorio l’impatto inquinante dei propri rifiuti.
Il problema è, sostiene Valeri, che: “Il 90% dei batteri è attualmente sconosciuto e le loro interazioni non sono ancora note”. Altri interventi hanno messo in dubbio la capacità della politica nazionale e del sistema Italia nel prevenire e nel controllare con rigore tali centrali.
Lo stesso Valeri, apparso chiaramente più propenso a continuare la ricerca senza escludere a priori e al momento la teorica bontà delle centrali biogas, suggerisce una via d’uscita utile per frenare la corsa alle meno nobili speculazione e interessi economici personali: “Abolire gli incentivi elargiti con soldi pubblici, per la realizzazione delle centrali biogas”.
Questa proposta, sommata al rifiuto delle autorizzazioni per la costruzione di qualsiasi tipo di impianto biogas sul territorio viterbese, in attesa che la scienza e la tecnologia possano garantire l’assoluto beneficio di tale pratica di trasformazione dei rifiuti senza che l’uomo, l’ambiente e gli animali corrano alcun rischio, rispecchia esattamente la posizione di Lega Federalista che ora lavorerà per organizzare anche a Viterbo un convegno in tal senso, potendo contare sulla piena disponibilità dei principe dottor Nicola Caracciolo del direttivo di Italia Nostra.
Lega Federalista
