Riceviamo e pubblichiamo – Comprendo pienamente le esigenze giornalistiche, che spesso impongono di semplificare. Ma mi appare un po’ esagerata questa attitudine a definire le primarie “del Pd”, quando invece esse sono “del centrosinistra” e vi partecipa anche un partito, il Psi, che ha più di un secolo di storia.
Queste primarie non sono infatti un regolamento di conti tra rottamatori e rottamandi del Pd. Bensì costituiscono una straordinaria occasione di confronto e di partecipazione, come lo sono state, tra l’altro, quelle di Milano, Cagliari, Genova, Rieti. Certo non altrettanto si può dire di quelle di Napoli e Palermo, anche se, in ogni caso, la mobilitazione, il coinvolgimento delle elettrici e degli elettori suscitati con le primarie hanno poi giocato un ruolo decisivo e vincente per candidati espressione del centrosinistra.
Visto l’acceso confronto “Renzi sì/Renzi no”, considerato che la competizione pare tutta tra il sindaco di Firenze e il segretario del Pd, mi permetto di notare che esistono altre opportunità.
Per questo il presidente della Regione Puglia e di Sinistra Ecologia Libertà, ha scelto come proprio slogan “oppure Vendola”. Per sottolineare che la partita è altrove, non sulle regole delle primarie, né sui parlamentari da rottamare, bensì sui giovani da trarre da una condizione di non-studio e non-lavoro, sulla cultura come petrolio dell’Italia, sulle spese per gli aerei militari da cancellare, sul riconoscimento dei nuovi diritti civili.
Ma se, infine, vogliamo cedere a un po’ di cronachismo, faccio notare che dopo lo sprint iniziale di Matteo Renzi, i sondaggi danno molto vicini i primi tre candidati (e non voglio certo dimenticare Laura Puppato, Bruno Tabacci e Sandro Gozi).
Vendola corre per vincere, per questo lo sostengo e sono contento che a Viterbo si sia scelto a rappresentare il comitato che lo sostiene un giovano laureato in cerca di occupazione, come Francesco Berni: un tempo si sarebbe detto “partire dai bisogni sociali”.
Per quanto riguarda il comune di Viterbo resto invece semplicemente allibito a vedere come il Pd rimanga impigliato in una ragnatela di borghesi illuminati e moderati frantumati, invece di riunire i propri partner di coalizione e convocare le primarie per il candidato sindaco. Questa volta c’è davvero la possibilità di vincere.
Ma forse, proprio per questo, i soliti grandi strateghi riusciranno a farci perdere.
Enrico Mezzetti
