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Pc e fatture restano sotto sequestro

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Paolo Gianlorenzo davanti alla procura

L'avvocato di Gianlorenzo Massimo Meloni

L'avvocato Carlo Taormina e il suo assistito Franco Fiorito entrano nella procura di Viterbo

L'avvocato di Fiorito e Gianlorenzo Carlo Taormina

Niente dissequestro. Computer, cellulari, macchina fotografica e documenti sequestrati nell’ufficio di Paolo Gianlorenzo restano in mano alla procura.

Così hanno deciso i giudici del tribunale di Viterbo.

Il collegio presieduto da Rita Cialoni (a latere Eugenio Turco e Gaetano Mautone) ha respinto la richiesta di riesame avanzata dai legali del giornalista viterbese, nell’ambito dell’inchiesta sulle false fatture del gruppo regionale Pdl.

Documenti e attrezzature elettroniche sono stati sequestrati il 15 settembre scorso. Gli agenti della polstrada, delegati dal pm Massimiliano Siddi, restarono per circa tre ore nell’ufficio di Gianlorenzo.

Entrati alle 19, uscirono verso le 22, con due pc, due cellulari, una macchina fotografica e cinquanta pagine di documenti contabili, pubblicati dal sito web di Gianlorenzo il giorno prima. Erano le famose fatture liquidate dal gruppo regionale Pdl e riconducibili all’ex capogruppo Francesco Battistoni. Fatture che si sono in parte rivelate false, create ad arte o dagli importi maggiorati, e la cui pubblicazione ha spinto un paio di aziende e lo stesso Battistoni a sporgere denuncia. Da qui, il fascicolo aperto dalla procura di Viterbo, per scoprire chi le abbia taroccate e divulgate.

“Va bene così – afferma l’avvocato Massimo Meloni, all’uscita dall’aula -. La procura è comunque intenzionata a restituirci tutto in breve tempo. Non appena saranno state comparate le fatture sequestrate a Gianlorenzo con le altre in possesso della magistratura, riavremo tutto. Appena possibile fisseremo un interrogatorio col dottor Siddi”.

Il giornalista risulta inquisito nell’ambito di tre diverse indagini, due delle quali coordinate dal pm Massimiliano Siddi.

Una è quella sulla macchina del fango, che coinvolge anche l’ex assessore regionale Angela Birindelli e il sindaco di Viterbo Giulio Marini, relativamente al filone dello stand Lazio al Vinitaly.

L’altra riguarda un’altra presunta macchina del fango contro il sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei.

E, infine, la nuovissima inchiesta sulle fatture taroccate.
In questo caso, stando a quanto riporta il suo avvocato Carlo Taormina, Gianlorenzo sarebbe indagato per diffamazione. Sul falso, c’è da discutere. “Se la procura pensa che sia stato Gianlorenzo in prima persona a falsificare le fatture, l’ipotesi di reato sarà falso in atto pubblico – spiega il legale -. Altrimenti si parlerà di uso di atto falso”.


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