Riceviamo e pubblichiamo – Si è aperta la stagione delle primarie di coalizione del centro sinistra. La situazione è più che mai ingarbugliata e lontana dalla chiarezza che dovrebbe contraddistinguere un percorso limpido e condiviso. C’è in atto il tentativo di modificare le regole del gioco e questo potrebbe non essere compreso fino in fondo da coloro che intendono esprimere la loro preferenza sulla candidatura alla presidenza del Consiglio.
Troppe sono ancora le incognite, le lacune. Le regole delle primarie, per l’appunto e la legge elettorale sulla quale non ci si accorda e sulla quale c’è un incomprensibile, anzi forse fin troppo evidente, atteggiamento negativo del Pd circa l’introduzione delle preferenze.
Sarebbe auspicabile che la politica riprendesse in mano la situazione, ma è altrettanto legittimo dubitare di questa politica. Quello che è accaduto e sta accadendo in questi giorni travolge e condanna senza appello un sistema che coinvolge tutto e tutti, ma stiamo attenti a non demonizzare chi continua ad interpretare il ruolo di amministratore come un compito da assolvere al servizio delle comunità.
Tutto questo mi spaventa, e non può non intimorire chiunque ragioni con un minimo di raziocinio. Come poter avere la certezza che tutto ciò che ci è stato propinato in termini di manovre recessive sia sufficiente e ci salvaguardi definitivamente dal precipizio? Come poter essere sicuri che il nuovo governo che si insedierà possa godere di quella credibilità internazionale sulla quale, ahimè, poggia una buona parte del destino dell’Italia? Come poter credere che dopo aver dato tanto sia arrivato il tempo di riscuotere in termini di potere d’acquisto?
Lo scontro delle primarie ci presenta diversi possibili scenari che scaturiscono, mi sembra di capire, dalla quasi consapevolezza che chi vincerà tra Vendola, Renzi e Bersani imporrà il suo programma. E la cosa non è certamente trascurabile. Vendola imporrebbe un programma anti-Montiano, Bersani dovrebbe essere in linea con ciò che è stato fatto in questi mesi con alcuni distinguo anche se l’alleanza con Vendola condizionerebbe molto il segretario del Pd e Renzi sarebbe sicuramente più liberal. E’ una situazione surreale: Renzi è pronto ad appoggiare Bersani se questi uscirà vincente dalla sfida, ma Vendola farebbe altrettanto se fosse Renzi a vincere?
Se queste sono le premesse credo proprio che queste primarie, così come rischiano di emergere dall’assemblea nazionale del PD, saranno vissute come un tentativo della nomenclatura del partito per battere il nemico Renzi (con l’appoggio di Vendola)visto che autorevoli esponenti del Pd hanno dichiarato in pubblico e in privato che la vittoria del sindaco di Firenze segnerebbe la fine del partito democratico e la conseguente fine del centrosinistra. Tutto ciò ha un senso?
E allora se questo è il contesto, la Carta d’intenti che in questi giorni è in discussione nei circoli del Pd che cosa rappresenta se non una chimera perché verrà scalzata frettolosamente dopo le primarie?
Tutto questo mentre non c’è lavoro, mentre i nostri lavoratori sono i meno pagati d’Europa, mentre si continuano a chiedere enormi sacrifici e mentre degli stessi sacrifici che hanno dato e stanno dando piccoli frutti a livello macroeconomico non ne sta beneficiando l’economia reale, anzi…
Non è forse meglio che all’assemblea del Pd, anziché ostacolare la partecipazione, si faccia chiarezza sugli impegni programmatici da far sottoscrivere a tutti i candidati delle primarie perché solo la chiarezza di intenti può garantire stabilità, certezza e tranquillità all’Italia e agli italiani. Cerchi il Pd di essere serio prospettando ai suoi elettori un programma autorevole di governo, una piattaforma condivisa che non vanifichi gli sforzi sovrumani che le famiglie, i lavoratori, la povera gente, le imprese stanno facendo. Sulla base di quel programma comune si svolgano le primarie. Non serve altro, se non la necessità di approvare in tempi rapidissimi una legge elettorale che dia vera voce agli elettori.
Bersani dice che prima viene l’Italia, poi il Pd e il suo progetto e per ultime le legittime aspettative e ambizioni di ognuno. Questa è l’unica cosa sensata che percepisco in questa baraonda e l’unica cosa che andrebbe perseguita veramente, non solo a parole.
Federico Grattarola
