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Scandalo Cev, centinaia di testimoni

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Giancarlo Gabbianelli

Armando Balducci

Armando Balducci

Attilio Moretti

Attilio Moretti

Scandalo Cev, a giudizio in 33.

Inizia oggi il maxiprocesso viterbese per reati contro la pubblica amministrazione.

La vicenda giudiziaria che ruota intorno al crack del Cev, società multiservizi, partecipata del Comune approda questa mattina al tribunale di Viterbo e trascina con sé 33 imputati.

Le accuse, per gli amministratori e i politici a giudizio, vanno dall’abuso d’ufficio ed emissione di fatture false per prestazioni inesistenti all’associazione a delinquere. Reato, quest’ultimo, di cui devono rispondere in 17, tra cui l’ex sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli, l’ex city manager Armando Balducci e l’allora presidente del Cev Attilio Moretti.

In cinque, inoltre, sono accusati di turbativa d’asta. Tra questi, l’ex presidente di Federimprese Claudio Ciucciarelli, imputato anche per concussione e corruzione. L’ultima, in concorso con l’ex direttore commerciale di una società.

Centinaia e centinaia i testimoni citati, complessivamente, da accusa e difese. I pm Paola Conti e Franco Pacifici avrebbero chiamato a deporre in aula una settantina di persone. Solo uno dei difensori ha presentato una maxilista con duecento testimoni. Lista che il collegio dei giudici dovrà decidere se ammettere o meno tra le prove all’udienza di questa mattina. La prima. Interlocutoria e, forse, neppure tanto lunga. Necessaria per incardinare un procedimento che si trascina dal 2007 .

Le maxiliste di testimoni non aiutano. Più la lista delle prove di ciascun difensore si allunga, più la possibilità di arrivare a una sentenza di condanna o assoluzione si restringe.

Lo spettro della prescrizione è dietro l’angolo: le accuse risalgono a un periodo compreso tra il 2002 e il 2008.

Cinque anni fa, l’ispezione della finanza negli uffici del Cev porta a galla gli importi gonfiati che il Comune versava alla società e i pagamenti di spese straordinarie da cui nascono i debiti fuori bilancio dell’amministrazione.

All’udienza preliminare, i pm parlarono di “sodalizio”. Una struttura collaudata di cui avrebbero fatto parte amministratori e imprenditori, accusati di sfruttare i loro incarichi per pilotare gli appalti. L’assegnazione sarebbe avvenuta anche attraverso la scelta dei soci privati del Cev. In un presunto reciproco scambio di favori tra i politici, che avrebbero ottenuto vantaggi in termini di consenso, e gli imprenditori che si assicuravano appalti e lavori.

La battaglia dei difensori per sovvertire il quadro accusatorio e dei pm per confermarlo comincia oggi.




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