– Picchiata e segregata in casa perché troppo occidentale.
Una quindicenne pakistana per mesi è stata vittima di suo padre, secondo l’uomo aveva atteggiamenti poco rispettosi del paese d’origine.
La ragazza, che andava a scuola in un paese della Tuscia, stanca di essere malmenata e di vivere nel terrore ha chiesto l’aiuto della squadra mobile di Viterbo, guidata da Fabio Zampaglione.
Ora è libera. La quindicenne è stata portata in una casa protetta e il padre è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia.
Il tribunale dei minori di Roma gli ha revocato la patria podestà.
Un padre padrone che non sopportava che sua figlia, un’adolescente, avesse atteggiamenti da occidentale. Il padre padrone non si limitava a sgridarla, la terrorizzava psicologicamente e fisicamente. Più volte infatti la ragazza è stata costretta ad andare a scuola con occhi neri e lividi sul corpo. Lui la picchiava selvaggiamente e la minacciava per un niente. Per far scattare la rabbia dell’uomo a volta bastava anche solo una parola di troppo.
Alla squadra mobile di Viterbo, sezione reati contro i minori, nei mesi scorsi sono arrivate le prime segnalazioni e in maniera molto riservata hanno ascoltato la ragazza che ha confermato i maltrattamenti.
Nell’ultimo periodo la situazione è precipitata. Il padre ha scoperto che sua figlia aveva anche un profilo Facebook e una foto con una ragazzo.
Un affronto troppo grande per lui che la voleva diversa.
Il padre a quel punto ha iniziato a picchiarla ripetutamente e la ha minacciata prima di mandarla in strada a chiedere l’elemosina poi di spedirla in Pakistan come sposa di un uomo mai visto. Che probabilmente non sarebbe stato diverso da suo padre.
La ragazza terrorizzata e in pena per la sua vita ha chiesto ancora l’aiuto della questura viterbese che, di concerto con il tribunale dei minori di Roma, l’ha aiutata a trovare una nuova casa.
Ora è serena, vive lontano dal terrore e può ricominciare.
“Sono felice – racconta Fabio Zampaglione, capo della mobile – abbiamo dato un futuro nuovo a questa ragazza. E per noi è stata davvero una bella e significativa esperienza”.
