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Riceviamo e pubblichiamo – Questa lettera aperta, nella sua onesta semplicità, ha due obiettivi chiari e dichiarati: sottrarre per i prossimi anni il destino di Viterbo alla crisi palese delle forze politiche, per la verità, non solo cittadine; tracciare un percorso realistico per ricollegare il valore dell’impegno civico con il valore della rappresentanza istituzionale.
Alla base del ragionamento c’è un duplice appello: chiedere alla classe politica, che a vario titolo e livello ha operato in questi anni, un passo indietro responsabile e generoso (l’annuncio di Marini di non ricandidarsi è un gesto positivo in questa direzione) e alla società civile di Viterbo – semplici cittadini, rappresentanti di categorie sociali, organismi di volontariato, operatori economici ecc. ecc. – un passo avanti altrettanto generoso e coraggioso.
L’obiettivo è quello di costruire una forma di buon governo per la città, con un nuovo metodo di lavoro ed un’ampia base di consenso, che, recuperando la qualità della politica, metta i partiti nella condizione di rinnovarsi.
Si tratta di offrire, tutti insieme, alla città l’opportunità di riprendere il passo del suo sviluppo, coinvolgendo, al massimo livello di responsabilità, esponenti della società civile.
Per evitare equivoci faccio una premessa di carattere personale: non mi sfiora nemmeno l’idea di assumere il ruolo di arbitro della partita e, ancor meno, quello di uno che dà le carte per il gioco. Spero che altri autorevoli esponenti che hanno giocato e giocano ruoli importanti nella vita politica cittadina, condividano questa stessa posizione e si uniscano in questo sforzo.
Il sistema paese ha problemi acuti al punto di aver dovuto dar vita ad un governo definito tecnico – totalmente dentro lo spirito della Costituzione – ma, oggettivamente, segnale inequivocabile di un momento di blocco del consueto processo democratico garantito dall’alternanza.
Il rinnovo del consiglio comunale di Viterbo cade in questo contesto: e tanto basta per dire che non sono elezioni come le altre.
E’ stata impressa una svolta a livello nazionale sul rigore nella gestione del denaro pubblico, sulla urgenza di finalizzare al meglio la spesa pubblica in termini di utilità, economicità ed efficacia, sulla necessità di abbassare i pur necessari costi della politica a tutti i livelli, sull’importanza di armonizzare la programmazione dell’attività amministrativa ed economica a livello locale, nazionale e comunitario. Questi sono elementi di spartiacque tra un precedente modo di fare e di governare e il nuovo da sperimentare e costruire subito, da adesso, a cominciare dai livelli locali.
Ritengo che la riscossa del paese – che implica un rinnovamento sostanziale della politica e della dirigenza politica, qualunque sia la statura e l’età – non può essere semplicemente imposta dall’alto: deve essere radicata nel sistema delle autonomie locali, profondamente riformato per mantenere sostanzialmente integro lo spirito della carta costituzionale, che vede nel decentramento politico e amministrativo l’identità storica del paese.
Se tutto è vero e condiviso (dalla società civile viterbese dalla classe dirigente più responsabile della città) penso sia necessario attivare due strumenti: una “piattaforma civica”, intesa come base di consenso costruita nella condivisione di alcuni contenuti dei processi di riforma messi in atto dal governo con gli ultimi decreti, pur con le necessarie riflessioni, aggiornamenti e aggiustamenti di merito e di tempi;
un “tavolo programmatico” su cui costruire l’alleanza di governo della città, incardinata in priorità precise e condivise, come discriminante di schieramento, al di fuori degli schemi tradizionali di centro destra e di centro sinistra, con tutte le varianti già sperimentate o comunque rielaborate.
Lo spirito della piattaforma civica che si propone è, dunque, la base di confronto politico e istituzionale senza guerre di religione, senza destra e centro sinistra; il tavolo programmatico è lo strumento per individuare una maggioranza di programma, finalizzata al buon governo della città per tutta la consigliatura, guidata da un sindaco che ne rappresenti lo spirito, la continuità e la responsabilità davanti ai cittadini che lo hanno eletto.
Rodolfo Gigli
