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“Un nuovo modo di pensare che ci dà speranza”

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Riceviamo e pubblichiamo – La scorsa domenica, ho partecipato all’incontro di Matteo Renzi con la popolazione della Tuscia presso la sala conferenze dell’hotel Salus Terme di Viterbo, in funzione della propria candidatura alle primarie 2012 del partito democratico.

Ho assistito ad un’affluenza smoderata, che ha sovvertito i pronostici rappresentati dai cinquecento posti a sedere. La sala piena, pieni persino gli spazi vuoti non occupati dalle sedie.

Il candidato sale sul palco, presentato dal consigliere comunale del partito democratico di Civita Castellana Paolo Aleandri, promotore del primo comitato del Lazio a sostegno del sindaco di Firenze, uno fra i primi di Italia (Comitato Altolazio Adesso! Per Matteo Renzi – comitato.altolazio.matteorenzi@gmail.com ), e dal consigliere comunale del partito democratico di Viterbo Francesco Serra.

Da segnalare anche una massiccia presenza dei sindaci dei paesi limitrofi alla provincia laziale. Prende il microfono e inizia a parlare, nel silenzio interessato degli ascoltatori. Un silenzio che assomiglia alla curiosità, arginato da una populistica sensazione di sfiducia nei confronti della classe politica in generale. Renzi emerge da questo silenzio. Lo fa in modo semplice, trasparente, diretto:

“Voglio dire al segretario del mio partito che se si perde, noi non scappiamo. Daremo una mano a chi vince, secondo le regole delle primarie. Se si perde io per primo non accetto premi di consolazione: non vado in parlamento, non prendo il vitalizio, rimango a fare quello che sto facendo se i fiorentini lo vogliono”.

Qui gli spettatori iniziano a cogliere una prima differenza rispetto alla consuetudine praticata fino ai nostri giorni, e si riscaldano con un applauso. Colgono il principio della trasparenza, ostentato prepotentemente dal sindaco, che si evince nella pubblicazione dei dati delle spese del tour di campagna elettorale in camper e delle spese del comune di Firenze pubblicate tutte sul sito internet, e che ha intenzione di elevare a livello nazionale.

Renzi sembra un cabarettista, che sa farsi leggero quando serve e serio quando ce n’è bisogno. Fa vedere il filmato di Crozza che fa la sua imitazione, con un orsacchiotto di peluche sotto braccio, per alleggerire ed esplicitare il modo in cui l’Italia vede un trentasettenne che vuole mettersi in gioco negli alti livelli della politica. Paragona la sinistra al Savonarola di “Non ci resta che piangere”, riassunta in un retorico “Ricordati che devi morire”. Poi la fase propositiva, la fase delle idee, del cambiamento del modo di fare politica.

“Prendiamo 20 miliardi dalle casse dello Stato. Si può fare! – ammonisce -. Diamole a tutti i lavoratori che in Italia percepiscono meno di 2000 euro di retribuzione mensile. Sono 100 euro di più al mese, non cambiano la vita. Possono però permettere di andare a mangiare una pizza in famiglia, piuttosto che andare al cinema. Possono essere messi da parte, si sta più leggeri con le varie bollette/tasse. Rivalutiamo il potere di acquisto”.

E’ questo il vento nuovo che Renzi propone. Finiamola di incentrare la politica solo sulle “grandi opere” (vedi ponte sullo stretto), di elevarla a livelli di puro “burocratese” e sprecare il tempo senza porre degli interventi diretti. Interveniamo subito, adesso, facciamolo tutti insieme.

”Sapete quanti sono i fondi che l’Europa in 6 anni elargisce all’Italia? Quasi 100 miliardi di euro lordi”. Afferma di credere nell’Europa, che prima era un campo di battaglia, ora un campo di scambio e di integrazione socio/culturale (vedi il progetto Erasmus).

“Con questi fondi vengono sovvenzionati 148.083 progetti. Ora, spiegatemi, com’è possibile fare questo grande numero di progetti in così poco tempo. Dove finiscono questi soldi? Prendiamoli per sostenere le piccole e medie imprese! Si può fare”.

E’ il “si può fare”, detto con fermezza e decisione, più che la “rottamazione”, che alimenta le speranze e accende gli animi dei viterbesi, gli animi di tutti gli italiani.

Conclude con un bellissimo discorso di Obama sulla democrazia. Conclude spiegando quant’è difficile mettersi in gioco, quant’è difficile questo periodo di campagna elettorale per lui.

Si legge nei suoi occhi la voglia di mettersi in gioco, di cambiamento, di novità. “Io non vi chiedo il voto”. Spiazza tutti.

“Vi chiedo solo di immaginare a una politica diversa, una politica dove tutti sono parte integrante del progresso. Di un nuovo modo di pensare che sostituisca le vecchie abitudini e le attuali convinzioni che sono tutti uguali e che rubano tutti. Una politica che cambi, che tutti facciano parte di questo cambiamento. Per i nostri figli, perché come le colpe dei nostri padri, peccando di ignavia, sono ricadute su di noi, le nostre colpe di immobilismo potrebbero cadere su di loro”.

La politica è una cosa bella. Questo si legge mentre Renzi sfoglia le pagine delle proprie idee e dei propri progetti. Un nuovo modo di pensare, che dà speranza, anche a giovani amministratori come me, che senza tessera di partito e senza percepire stipendio alcuno, svolgono questa attività sulle ali dell’entusiasmo e della voglia di cambiamento, cogliendo solo l’aspetto più bello e sereno che quest’arte possiede intrinsecamente, e che la classe politica, in questi anni, ha contribuito a deturpare.

Pier Francesco Cari
Presidente del consiglio giovani di Civita Castellana


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