– Rieti e Viterbo, insieme appassionatamente, ma per arrivare alla provincia Tuscia Sabina, sarà una passione.
Il presidente dell’ente reatino alza bandiera bianca. La sua amministrazione non si può salvare, ci sarà l’accorpamento con Viterbo, ma per la calata dei dipendenti reatini dell’ente a Viterbo, c’è tempo.
“Giovedì pomeriggio – spiega il presidente della provincia Marcello Meroi – incontrerò i nostri sessanta sindaci per discutere sull’iter legislativo. Entro la fine del mese saranno confermati i decreti, poi arriveranno quelli attuativi su come trasferire e a chi le competenze.
Per noi è l’occasione di delineare un progetto per il nostro territorio. O lo facciamo oggi oppure la vedo scura”.
La provincia di Viterbo resta in vita fino a naturale scadenza, mentre il governo lavora a funzioni e competenze. Marcello Meroi è abbastanza scettico sul percorso che dovrà portare al taglio delle province.
“Sulla carta si potrà dire – precisa Meroi – d’avere tagliato del 50%, ma io non so come riusciranno a tradurre il tutto nella pratica”.
Tra il dire e il tagliare, ce ne passa. E il matrimonio con Rieti è tutt’altro che scontato. Intanto perché ancora non sta scritto da nessuna parte.
La ridefinizione e l’accorpamento delle amministrazioni provinciali sono tutt’altro che completati. Ma non solo.
A Rieti stanno seriamente pensando a indire un referendum, non per legarsi a Viterbo, ma per “espatriare” in un’altra regione, che abbia maggiori affinità rispetto a noi.
“Tra i due territori problemi di logistica esistono – osserva Meroi – penso ai trasporti, ma anche all’edilizia scolastica. Come fa Viterbo a decidere per Rieti? Da qui non abbiamo la più pallida idea della situazione. Bisognerebbe trasferire le competenze ai comuni, che però non hanno i soldi”. Punto e a capo.
“La provincia reatina – continua Meroi – ha due società partecipate, con capitale in maggioranza pubblico. Se le prende in carico la provincia di Viterbo?”. Pacchetto completo.
Futuro incerto. A Rieti il presidente Fabio Melilli (Pd) lascia l’incarico, arriva il commissario, visto che ormai c’è ben poco da fare. Ma non avrebbe potuto fare diversamente.
Sparita la provincia reatina, Melilli intende far comunque sentire la voce del territorio altrove, in Parlamento. Per potersi candidare, si deve dimettere entro il 29 ottobre. I tempi li ha anticipati, ci sono comunque venti giorni per ripensarci. Un ragionamento un po’ provinciale, ma che non fa una piega.
Giuseppe Ferlicca
