Riceviamo e pubblichiamo – Su tutte le banconote euro, basta verificare, c’è disegnato un ponte a rappresentare diversi stili architettonici, legati a periodi storici e culturali europei; fu scelto il ponte su concorso vinto da un grafico di una banca austriaca, perché il ponte doveva significare la stretta cooperazione e comunicazione tra i cittadini europei e tra l’Europa e il resto del mondo; di fatto il ponte rappresenta il collegamento, l’unione, la via di comunicazione, scavalcando un fiume più o meno grande.
Ieri Massimo Pelosi, coordinatore del comitato Renzi ad Acquapendente, ha parlato del ponte Cahen, un ponte turistico costruito in tempo record, costato alla regione Lazio attraverso i fondi Por Fesr della comunità europea, più di 500 mila euro di quelle banconote sopracitate e travolto in un baleno dalla piena del 12 novembre; chi pagherà per gli errori commessi, visto che a rimanere in piedi sono rimasti solo i due monconi del vecchio ponte fatto costruire dal marchese Cahen?
Spero che la comunità europea sia severa e chi è responsabile paghi, io comunque voglio affrontare il problema del ponte gregoriano quello sulla Cassia, fatto costruire da papa Gregorio XIII, nella seconda metà del 1500 per raggiungere poco più avanti la villa Sforzesca in Toscana; il ponte Gregoriano ha retto, forse perché i tecnici del 1500 erano molto più attenti, più scrupolosi e soprattutto più consapevoli che sui ponti viaggiano le persone e i mezzi di trasporto e sotto scorrono i fiumi e di conseguenza le piene.
Su quel ponte di persone ne hanno viaggiato a milioni nei secoli successivi per lavoro, per turismo, per incontri e con tutti i mezzi fino a quelli pesanti e carichi di merci dei giorni nostri.
Un passaggio nevralgico sulla Cassia e sulla Francigena, quando l’antica arteria costituiva il collegamento principale dell’Italia centrale tra Roma e Firenze, convogliando su di sé gran parte del traffico tra nord e sud, rimasto del tutto inalterato fino alla costruzione della A1.
Questa è storia, ma la mattina del 12 novembre quel ponte che di piene del Paglia di quella portata ne ha viste passare tante, ha rischiato di cedere per i lavori eseguiti sugli argini dell’alveo del fiume poco tempo fa ad opera dell’Ardis, agenzia regionale di difesa dei suoli; anche qui mi chiedo se ci sarà un responsabile e se è giunto il momento che paghi.
Acquapendente è più che mai isolata, a nord la Cassia è interrotta, di conseguenza i trasporti, il nostro villaggio artigiano e quelli toscani, la frazione di Trevinano, le zone a nord che usufruiscono dei nostri servizi, Siena, Perugia sono raggiungibili solo con percorsi alternativi e molto fragili.
Le attività commerciali di Acquapendente, che sono il nerbo economico della nostra comunità soffrono, pagano un prezzo alto e non ce lo possiamo permettere di questi tempi, neanche solo per un giorno in più.
Alcune ditte del luogo si erano rese subito disponibili per il ripristino nel giro di qualche giorno di almeno una carreggiata, quella meno franata, per permettere il traffico in senso alternato, ma niente da fare la regione Lazio non ha accettato; servono altre perizie, altri accertamenti, altro tempo, altre banconote, altrimenti quella pletora di funzionari della regione assunti e promossi con clientelismo spartitorio, come si giustifica e come si perpetua?
Per finire, nell’incontro di ieri con l’Astral, azienda strade del Lazio, è stato deciso l’inizio dei lavori per lunedì 19, ma sei giorni di sole sono già perduti e per la prossima settimana sono previste di nuovo piogge e neanche la presenza tardiva sul Paglia di Parroncini e Battistoni ha contribuito a rasserenare gli animi, ma bensì ad aumentare la rabbia dei cittadini della zona ancora una volta traditi.
Anna Maria Meaccini
Comitato Renzi
