Riceviamo e pubblichiamo – Si inizia la conta dei danni in provincia di Viterbo e ci si rende conto di quanto fragile sia questo territorio. Da nord a sud e da est a ovest, ovunque c’è un corso d’acqua si sono avute esondazioni. Nell’alta Tuscia è straripato il fiume Paglia che ha distrutto una serie di infrastrutture compreso il Ponte Gregoriano sulla Cassia di secolare memoria che collega la Toscana con il Lazio.
Nella Valle del Paglia, completamente sommersa, è danneggiato irrimediabilmente tutto il fieno ed il foraggio per gli allevamenti della zona, nonché tutte le bocchette e gli impianti di irrigazione del Consorzio di Bonifica Val di Paglia di Acquapendente. Scendendo nella zona della Teverina è straripato il Tevere.
Centinaia di ettari di terreno completamente sommersi dall’acqua e fango. Casali e magazzini della zona allagati con 1 metro di acqua. Tutte le colture irrimediabilmente danneggiate, comprese quelle di maggior pregio come il kiwi, e tutto il materiale all’interno delle strutture e dei capannoni, gli impianti di irrigazione, i quadri elettrici, le pompe i trattori e gli altri mezzi agricoli, i concimi inutilizzabili.
Tra Orte ed Orte Scalo la più colpita è la Località Baucche sommersa da 2 metri di acqua con relativi danni ai mezzi agricoli, case e cantine allagate, spazzato via dalla furia dell’acqua un allevamento di cani; nella zona di Civita Castellana all’altezza della località Borghetto fino al confine con Magliano Sabina un unico lago con diversi allevamenti danneggiati. Scendendo verso la costa, all’altezza di Tuscania è straripato il fiume Marta allagando i terreni limitrofi e trascinando gli impianti di erbai, da Tarquinia a Pescia Romana passando per Montalto il Mignone, il Marta, l’Arrone e il Fiora sono straripati in più punti devastando tutto, danneggiato capannoni e portando via centinaia di capi di pecore.
“Questa è solo una prima conta dei danni – afferma Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Viterbo – in tutto il territorio provinciale le abbondanti precipitazioni hanno causato danni alle strade, soprattutto a quelle poderali e interpoderali che inevitabilmente comporteranno per le imprese ulteriori perdite di reddito. L’impossibilità di accedere alle stalle per foraggiare e mungere il bestiame o per il trasporto del latte sarà uno dei primi problemi da dover affrontare, il dilavamento dei terreni e l’asportazione da parte dell’acqua dello strato fertile ha comportato la perdita di tutte le colture cerealicole già seminate e l’impossibilità, per quanti non l’avessero ancora fatto, di procedere alle future semine.
Il danno – prosegue Battistelli – non è solo nell’immediato ma si ripercuoterà anche nei mesi futuri, la distruzione degli erbai e dei foraggi comporterà fatalmente un aumento dei costi di produzione per tutti gli allevamenti bovini e ovini in un periodo particolarmente già difficile. Da una prima stima i danni ammontano a 20 milioni di euro per l’agricoltura e a 10 milioni per i Consorzi di Bonifica.
Abbiamo chiesto da subito a tutti i sindaci della provincia, di attivarsi per le segnalazioni e all’ispettorato agrario una valutazione dei danni per avviare tutte le procedure necessarie per il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Sarebbe opportuno far partire misure di facilitazione all’accesso al credito come potrebbe essere la riapertura dei termini per le cambiali agrarie, riaprire alcuni bandi del Psr per la viabilità rurale nonché valutare l’opportunità di una sospensiva del versamento della seconda rata dell’Imu, considerando anche che i Comuni di Tarquinia e Montalto di Castro, maggiormente colpiti, non risultano tra quelli svantaggiati o parzialmente svantaggiati.
A bocce ferme – conclude Battistelli – occorrerà seriamente attuare tutti quei dispositivi di tutela e manutenzione del territorio e del patrimonio che questo rappresenta per le imprese agricole”. L’Italia paga il prezzo della mancanza di una politica territoriale che ha favorito l’abbandono dell’agricoltura nelle zone difficili e la cementificazione in quelle più ricche con il risultato che l’82 per cento dei comuni è a rischio e purtroppo troppo spesso qualcuno paga con la vita queste scelte scellerate.
Coldiretti Viterbo
