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Anselmi: “C’erano due cordate…”

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I gravi indizi di colpevolezza restano. Poco cambia tra il primo e il secondo arresto. E le novità confermano e rafforzano le accuse.

Lo scrive il gip Franca Marinelli nell’ordinanza con la quale, per la seconda volta in un mese, autorizza la raffica di arresti dell’inchiesta Genio e sregolatezza.

Sono tredici stavolta. L’unico nome nuovo è quello di Giuliano Bilancini, che si aggiunge al gruppo dei dodici, tra imprenditori, amministratori e funzionari del Genio, finiti per due volte dietro le sbarre o ai domiciliari.

Rispetto al suo primo provvedimento, il gip non arretra di un passo. Concorda in tutto e per tutto con i magistrati titolari del fascicolo. Anche troppo, secondo il tribunale della libertà, che aveva annullato la prima ordinanza copia-incolla e liberato gli arrestati. Ma “il Riesame non ha affatto escluso i gravi indizi di colpevolezza”, osserva il giudice, che nella seconda ordinanza cita un ampio stralcio dell’interrogatorio di Angelo Anselmi.

L’imprenditore non solo fu l’unico a collaborare dal primo momento, ma si presentò spontaneamente ai pm anche dopo l’interrogatorio di garanzia. La “confessione” di Anselmi è decisiva: è lui che ricostruisce la “logica spartitoria” degli appalti.

C’erano un paio di cordate che si mettevano d’accordo e io sono stato sempre fuori – dice Anselmi, in sede di interrogatorio -. Le cordate sono state gestite la prima da Chiavarino Domenico e poi dal fratello Gianfranco e la seconda da Rocchino (Mario Rocchino, indagato nell’inchiesta “Genio e sregolatezza”, ndr)”.

Un sistema di gare “aggiudicate a rotazione tra le imprese”, scrive il gip, con gli imprenditori che “venivano in possesso della lista delle ditte invitate a presentare le offerte”. Tutto “a mezzo di pubblici ufficiali”, come i funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi.

Nella loro richiesta di arresto, riportata nell’ordinanza del gip, i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci parlano di esigenze cautelari “sicuramente attuali”. Sia per l’inquinamento delle prove che per la reiterazione dei reati.

L’ultima turbativa d’asta risalirebbe all’estate del 2012, come testimonia il sequestro di documenti del 29 ottobre scorso, a carico di Lanzi. Senza contare che “tutti gli indagati hanno ripreso le stesse funzioni di prima”. Girotti è amministratore unico della società Salaria Verde Srl. Daniela Chiavarino ha rinunciato ai suoi incarichi nella Chiavarino Snc, ma il “collegamento familiare e consolidato dell’indagata alla propria azienda renderà possibile l’esercizio, anche in via di fatto, dell’attività imprenditoriale”.

C’è poi Gabriela Annesi che, nonostante abbia chiesto di essere destinata ad altri incarichi, può, secondo i magistrati, “compiere reati della medesima indole” e, insieme a Lanzi, è “l’unica in grado di gestire procedure a evidenza pubblica per conto del Genio civile di Viterbo”.

“Vale un episodio significativo per tutti – si legge nell’ordinanza – Santori Adriano, sindaco del Comune di Graffignano, che all’atto del proprio arresto aveva dato le dimissioni dalla carica di sindaco per allontanare ogni possibile sospetto su eventuale inquinamento delle prove, appena scarcerato ha ritirato immediatamente le dimissioni rientrando nella qualifica di sindaco”.

Stefania Moretti


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