(s.m.) – Gli avvocati non aspettano. E’ iniziata già da qualche giorno la corsa al tribunale del Riesame delle difese dei dodici arrestati dell’operazione Genio e sregolatezza.
Sulle richieste di scarcerazione o alleggerimento delle misure, il gip di Viterbo Franca Marinelli si è pronunciata ieri, confermando carcere e domiciliari per tutti, tranne che per Anselmi. Ma i legali, che si aspettavano un secco no, avevano già preso le loro contromisure. Del resto, correva voce che il gip avrebbe aspettato il giorno d’Ognissanti e rinviato la decisione a venerdì, che era l’ultimo giorno utile per depositare i ricorsi al Riesame.
Sono l’extrema ratio per gli avvocati che, dopo il diniego del giudice, vogliono tentare la carta del tribunale della Libertà.
L’udienza è fissata per il 6 novembre, sicuramente per l’impiegata del Genio civile Gabriela Annesi e per l’imprenditore di Vetralla Marcello Rossi. E’ possibile che il procedimento venga riunito con quello degli altri che hanno già depositato l’istanza. In tal caso, si terrebbe un’udienza unica davanti ai giudici romani, ma è ancora tutto da vedere.
Il parere negativo dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, titolari dell’indagine sull’appaltopoli viterbese, è arrivato ieri mattina sulla scrivania del gip, tra il disappunto di alcuni difensori.
L’indagine, intanto, minaccia di ampliarsi a dismisura. Tutt’altro che chiusa, ha ancora molti lati oscuri che gli uomini della forestale, sotto l’attenta regia della procura viterbese, sono intenzionati a chiarire. 26 gli appalti truccati accertati dagli inquirenti, ma non è escluso che il numero cresca. Così com’è probabilmente destinato a crescere l’importo delle tangenti contestate a Roberto Lanzi. Le presunte illecite dazioni percepite dal funzionario del Genio per affidare gli appalti oggi a Tizio e domani a Caio sarebbero, infatti, ancora in corso di quantificazione.
Anche la lista degli indagati potrebbe allungarsi, arrivando, forse, a contenere ulteriori nomi illustri. Dalle carte dell’indagine trapelano situazioni inquietanti, riferite a personaggi – compresi almeno un paio di amministratori – non implicati nell’inchiesta, ma che sarebbero stati a conoscenza della spartizione degli appalti e del gioco al “minimo ribasso” da parte degli imprenditori.
La fine di questa indagine, insomma, non è ancora stata scritta e non è escluso che, prima della chiusura, non possa svelare qualche altra sorpresa.




